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Protesta lavoratori Alcoa

presidio resta in piazza Montecitorio

Un presidio limitato di lavoratori dell'Alcoa rimarrà ai piedi di Montecitorio fino al tavolo dell'8 febbraio, il resto degli operai ritorneranno agli stabilimenti per garantire la continuità della produzione.

E' questa la decisone approvata a votazione stanotte da centinaia di metalmeccanici sardi e veneti che da mezzogiorno di ieri hanno occupato la piazza di Montecitorio in attesa degli esiti del tavolo tra il governo, i sindacati e la multinazionale americano dell'alluminio.

I sindacalisti hanno sottolineato al megafono come da parte del governo ci siano tutte le rassicurazioni possibili per esercitare pressioni sull'azienda. Il governo, hanno spiegato i rappresentanti dei lavoratori, si sarebbe detto pronto a commissariare gli stabilimenti e di essere inoltre disposto ad adoperarsi affinché le materie prime possano arrivare via mare alle fabbriche, al fine di non interrompere la produzione. Anche le regioni Veneto e Sardegna, hanno spiegato ancora i sindacati, hanno garantito il loro appoggio. La maggior parte degli operai passerà ora la notte nei pullman, che i delegati sindacali stanno facendo avvicinare a piazza Montecitorio. Nel corso della nottata è stato acceso un grande falò nel quale, tra le altre cose, sono state bruciate due botti, probabilmente parte dell'arredo di un ristorante, una porta e una libreria.

Ieri sera una vera e propria bolgia davanti alla camera dei deputati aveva urlato a squarciagola tutta la rabbia accumulata in questi ultimi mesi fino alla notizia della chiusura degli impianti per cui lavorano e a cui sono aggrappate centinaia di famiglie: i lavoratori dell'Alcoa sono determinati e pronti ad accamparsi ad oltranza se l'incontro tra governo e parti sociali, che potrebbe protrarsi nella notte, non darà i risultati sperati: ossia scongiurare la chiusura della sede italiana della multinazionazionale americana che produce alluminio.  

 
 

[03-02-2010]

 
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