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Non sarebbero state mortali le lesioni riscontrate su Stefano Cucchi, il 31enne romano morto il 15 ottobre scorso nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini a Roma, dopo essere stato vittima di un presunto pestaggio da parte di tre agenti carcerari, indagati per omicidio preterintenzionale insieme a sei medici del Pertini, indagati per omicidio colposo. Il dato emerge da una nuova perizia, non ancora arrivata all’elaborato finale, che daterebbe la frattura della vertebra a una epoca precedente a quella del presunto pestaggio. Fu proprio quella frattura, anzi, a dare l’idea che fosse avvenuto un pestaggio ai danni di Stefano.
"Saranno fatti altri esami radiologici specifici - spiega Diego Perugini, legale di Nicola Minichini, uno degli agenti della penitenziaria indagati nella vicenda - e altri accertamenti e si stanno valutando altri elementi, come le ecchimosi sul corpo». E’ chiaro, però, che se la perizia finale confermasse questi dati, si ridimensionerebbe molto la responsabilità degli agenti e cadrebbe l’accusa di omicidio preterintenzionale". Se la perizia andasse in questa direzione, infatti, vorrebbe dire che Stefano Cucchi non è morto per le lesioni riportate nel presunto pestaggio cui sarebbe stato sottoposto in una delle celle del tribunale di Roma: "Si ridimensionerebbero le condizioni del ragazzo al momento dei fatti - prosegue Perugini - ma si aprirebbe ovviamente il problema causale: perchè è morto Stefano Cucchi?".
tags: stefano cucchi
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