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Influenza A, tutti i costi dell'allarme

denaro pubblico speso inutilmente?

L’apocalisse non è arrivata. Quella che avrebbe causato la morte di migliaia di persone si è rivelata molto meno letale del previsto. E ora che il virus H1N1 non ha provocato la pandemia tanto annunciata, migliaia di flaconi di vaccino giacciono nei depositi degli ospedali in attesa che qualcuno decida cosa farne.

Nel frattempo si fa la conta del denaro pubblico speso inutilmente: oltre 180 mila le dosi inutilizzate, stipate nei magazzini delle strutture sanitarie romane, che al costo di sette euro l’una fanno un milione e 263 mila euro, oltre alle spese che si aggiungono per la conservazione.

Soldi dei contribuenti che potevano essere spesi con maggiore oculatezza, senza cedere agli allarmismi che, considerato lo scenario, ora viene da chiedersi se non siano stati provocati ad hoc per indurre all’acquisto di farmaci utili solo a riempire le casse delle case farmaceutiche.

Dubbio legittimo che sorge anche in virtù delle clausole contenute nel contratto tra lo Stato italiano e Novartis, la multinazionale svizzera che ha prodotto il vaccino.

Una postilla infatti prevede che nel caso in cui l’antidoto provochi danni, l’azienda farmaceutica non è tenuta ad alcun risarcimento. In parole povere paga lo Stato, ossia paghiamo noi. Ma non finisce qui: il contratto prevede l’acquisto di 24 milioni di dosi di vaccino, parte delle quali non sono state ancora consegnate, per cui il rischio è che altri medicinali vadano ad aggiungersi a quelli già in eccesso. Al momento l’ipotesi che si sta studiando è quella di bloccare la consegna di altri flaconi, per ricevere in cambio medicinali diversi.

Il tutto però, senza che venga intaccata la cifra che il Ministero della Salute deve all’azienda svizzera. La conclusione? Scontata anche stavolta!

 
 

[02-02-2010]

 
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