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Amleto

Al Quirino la versione moderna del classico shakespeariano

Classico shakespeariano, con il quale ogni artista sogna di confrontarsi almeno una volta nella carriera, “Amleto” si veste di contemporaneità in questa versione snella e moderna curata da Armando Pugliese che guida Alessandro Preziosi nella sua prova d’attore più matura.

Mettere in scena la tragedia del principe di Danimarca (al Teatro Quirino fino al 7 febbraio) è  un tentativo per meglio analizzare il tempo che stiamo vivendo, riflettendo sulle dinamiche che lo muovono.

L’attenzione della regia si posa sulla posizione culturale e politica di Amleto all’interno della corte: il principe è superiore per cultura ai suoi compagni di studi che lo attorniano e lo consigliano; il suo dubbio deriva da questa superiorità, dalla volontà di far corrispondere la vendetta alla certezza della giustizia, dalla consapevolezza che non sempre l’intenzione può portare ad un’azione limpida ed efficace.

La corte, nella quale un posto di spicco è occupato dalla famiglia di Polonio, è, quindi, l’altro vertice della dialettica che conferisce senso e scopo all’agire contro di Amleto.

“In questa edizione – spiega il regista - ho cercato di evidenziare il ‘gap culturale’ che separa Amleto e i suoi colleghi di studio (Orazio, Rosencrantz, Guildestern) a Vittemberg da una corte danese tacciata da crapule e bagordi, ed ancora di sottolineare che ‘il dubbio Amletico’ non è tanto un ondeggiamento dell’animo, quanto piuttosto la necessità di far corrispondere la vendetta alla certezza della giustizia, e che il motore che spinge l’evolversi della tragedia è una strenua ed affascinante lotta per il potere, negato al protagonista non tanto dall’uccisione del padre quanto dall’aver impalmato da parte dell’assassino, lo zio Claudio, la legittima detentrice di quello stesso potere, sua madre”.

Pugliese e i suoi attori leggono Shakespeare trasformando il dramma personale del principe danese in universale riflessione sulle difficoltà che ogni giovane incontra nel perseguire le proprie aspirazioni, senza lasciarsi sopraffare dall’ambizione, dal confronto coi padri, dalla corruttibilità dell’esistenza che cambia e si evolve continuamente.

Accanto a Preziosi, sul palcoscenico troviamo anche Carla Cassola, Ugo Maria Morosi, Francesco Piscione e Silvia Siravo.

Le scene sono di Andrea Taddei, mentre i costumi di Silvia Polidori.
 

[25-01-2010]

 
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