Giornale di informazione di Roma - Venerdi 3 settembre 2010
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di Rosario Sparti
Inverno, 1943. Martina, unica figlia di una povera famiglia di contadini, ha 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.
Dopo il piccolo “caso” cinematografico creatosi con l'esordio di IL VENTO FA IL SUO GIRO che arrivò addirittura alla candidatura al David di Donatello come miglior film, Giorgio Diritti ritorna con questa pellicola essenziale e morale, racconto intimista di uno dei più atroci rastrellamenti effettuati dai nazisti. Tra facce d'altri tempi si mescolano con rara maestri dando prova d'ottime interpretazioni Maya Sansa e Alba Rohrwacher.
La guerra dal punto di vista dei bambini, punto di vista privilegiato che consente di evidenziare tutta la follia e la poca umanità della lotta sanguinaria tra gli uomini. Il film con ritmo cadenzato e dialoghi in emiliano antico (con sottotitoli) è interessato a mostrare la quiete prima della tempesta, soffermandosi così sulla lenta vita quotidiana dei contadini dell'epoca.
L'osservazione della vita agreste e lo sguardo verso la natura, splendidamente fotografata da Cimatti, rimanda senz'altro al cinema di Olmi così come la visione della Resistenza è debitice ai Taviani. Ciò nonostante il regista punta ad una regia essenziale e realistica che vuole essere attenta alla descrizione del microcosmo, con conseguenti critiche a chi è intento a distruggere tutto questo. Una pellicola di grande forza e dal taglio sempre più raro ma che, sarebbe ipocrita nasconderlo, è senz'altro ostica, complice in questo forse la sua eccessiva lunghezza.
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