Giornale di informazione di Roma - Giovedi 14 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Teatro Roma
 
» Prima Pagina » Cultura Roma » Teatro Roma
 
 

Lo Schiaccianoci

Andrč De La Roche protagonista al Teatro Olimpico

Di Giuseppe Duca

Si rinnova al Teatro Olimpico di Roma, da martedì 5 a domenica 10 gennaio, il tradizionale appuntamento delle festività con la nuova versione di “Lo Schiaccianoci”, con Andrè De La Roche, la Compagnia del Balletto di Roma, la regia e coreografia  di Mario Piazza e l’elaborazione drammaturgia di Riccardo Reim.

“Lo Schiaccianoci” è divenuto, in un tempo relativamente breve (in Italia debutta nel 1938) un balletto popolarissimo, spesso usato (e abusato) come una sorta di “strenna natalizia”, una specie di fiaba gioiosa dedicata all’infanzia. In realtà, “Lo Schiaccianoci” è semmai dedicato, verrebbe da dire, alla tragedia dell’infanzia ovvero al doloroso e traumatico atto del crescere, al difficoltoso abbandono del mondo dei giochi e delle sicurezze, al superamento di quella “linea d’ombra” che segna il passaggio verso le tortuosità dell’adolescenza…

Adottando l’andamento e gli espedienti del thriller e coniugandoli con il linguaggio della danza contemporanea, “Lo Schiaccianoci” con la sua dilatazione mostruosa della dimensione domestica, le sue mini-battaglie, la violenza e l’orrore sottesi in tutta la narrazione si presta a farsi specchio fedele delle generazioni odierne, precocemente private dell’infanzia (e quindi del diritto all’innocenza) dall’informazione ossessiva dei media, che hanno ormai trasformato la guerra e ogni altra violenza in “spettacolo” da guardare con distratta indifferenza in qualsiasi momento della giornata.

In questa nuova versione, dove spesso situazioni e psicologie vengono letteralmente ribaltate, lo Schiaccianoci, sorta di inquietante alter ego di Drosselmeyer, quasi un Mr. Hyde, diviene il grumo di tutti gli incubi della piccola Clara, sinistro personaggio capace di assassinare il fratellino Fritz o di trasformarsi in una macabra Fata Confetto (simbolo dell’ingannevole “dolcezza” dei malvagi). Passando di spavento in spavento, Clara, novella Alice, si desterà quando ormai l’incubo sembra schiacciarla senza più scampo: ritroverà i suoi cari, ma vedendoli ormai con occhi diversi; gli occhi di chi, forse ancora confusamente, comincia a comprendere che da quegli affetti bisognerà imparare a distaccarsi e a fare da soli. Il tutto narrato secondo le regole e i “tranelli” dei nuovi giochi tecnologici: il sogno si sfrangia nell’incubo di un atroce videogame che ingloba e imprigiona la protagonista, annullando ogni confine tra reale e virtuale, dove non sono più tanto i giocattoli a prendere vita, bensì il giocatore stesso a essere orribilmente trasformato in futile pedina…

Ogni possibile “riscatto” andrà cercato dunque secondo tali regole, ma al tempo stesso (ricordiamoci che si tratta di una fiaba e tale deve restare) con i mezzi da sempre a disposizione di ogni creatura umana, ovvero la fede in se stessi e nella nostra parte migliore, uniche vere “armi” per affrontare lo spinoso cammino degli adulti, alla conquista della propria porzione di felicità.
 
 
 
 

[30-12-2009]

 
Lascia il tuo commento