Giornale di informazione di Roma - Venerdi 15 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
A tutto gas
 
» Prima Pagina » Sport Roma » A tutto gas
 
 

Ezio Zermiani racconta la sua F1

da Senna a Schumacher fino al Gp di Roma. Lo storico giornalista senza peli sulla lingua

 Preciso, a volte lucidamente spietato nei suoi giudizi, ma soprattutto animato da una sincera e genuina passione. Il mitico giornalista Rai Ezio Zermiani in una esclusiva intervista a CR parla senza peli sulla lingua di piloti, circuiti, business e ci aiuta a riflettere sul preoccupante stato di salute della F1 di oggi.

Partiamo dalla vicenda Schumacher. Al di là del giudizio sull’opportunità del suo ritorno, non crede che questo possa essere visto anche come un tentativo un po’ patetico di una f1 alla ricerca di un carisma che non ha più?

 Schumacher dal punto di vista fisico probabilmente è messo bene,  anche se ha sempre 41 anni, questo non possiamo fare finta di non saperlo.  Il problema è che il suo ritorno, più che un fatto sportivo, è un discorso di soldi. Per tutti gli sponsor sarà un evento eccezionale, ci sarà una curiosità unica, soprattutto all’inizio. Sicuramente è stato messo in piedi anche e soprattutto da Ecclestone che ha visto decadere molto il suo spettacolo dopo il suo ritiro. Schumacher però rischia di essere solo uno specchietto per le allodole, poi sulla resa effettiva voglio vedere cosa succede. Il rientro del protagonista più famoso potrà essere un gran colpo mediatico, ma l’impressione è che alla fine della fiera tutto stia un po’ cadendo a pezzi da questo punto di vista nell’ambiente della F1.

 Qual è la sua opinione sull’annunciato Gp di Roma nel 2012?

La mia opinione non è riferita a Roma come città che merita in tutti i sensi, io mi domando però da sportivo, vogliamo fare un rapido calcolo? Montecarlo, Abu Dhabi, Valencia, Montreal, Singapore, c’era davvero bisogno di un altro circuito cittadino a Roma? Tutti questi contenuti tecnici, questo concentrato di tecnologia, e poi vogliamo vetture da 350 km/h che vanno in mezzo ai marciapiedi? Stiamoci attenti, perché per esempio se andiamo ad analizzare i dati, Montecarlo, che è il principe di questo tipo di piste, lo scorso anno ha avuto un calo di presenze del 30%. Voi lo sapete che in certi alberghi, ma non si può dire, con cinquanta euro riuscivi a dormire, pur di riempire? A furia di mangiare e ingollare la stessa minestra qui si fa indigestione perché i contenuti tecnici su questi circuiti che ho appena accennato non ci sono. Oltretutto consideriamo che, per quel che riguarda quelli in Oriente - e quindi aggiungiamo anche Bahrain, Cina, ora arriva pure la Corea del Sud - abbiamo una situazione dove manca completamente un background di carattere sportivo e soprattutto di passione. Poi lo abbiamo visto pure con le moto,  a volte hai le tempeste d’acqua, altre di sabbia e non c’è una organizzazione adeguata nemmeno per far fronte alle differenti condizioni atmosferiche. Invece dovremmo percorrere strade diverse, cercare di fare di questo sport quello che era una volta: uno sport di coraggio, di tecnica, di tecnologia e di ricerca.

 A proposito di sport di una volta e di personaggi che hanno contribuito a farcelo amare, sicuramente uno dei grandi che lei ha avuto il privilegio di conoscere bene è Ayrton Senna. Un suo ricordo dell’uomo Ayrton?

I piloti di oggi adesso hanno cinque persone intorno, uno addetto all’immagine, uno allo style, uno alle notizie… ma io dico siamo impazziti? Ayrton faceva tutto da solo: si organizzava i viaggi, i contratti,  i test e faceva tutto alla perfezione, ma soprattutto oltre ad essere un grande pilota, aveva una grande umanità. Era un uomo che pensava “alto”, dava un senso alla vita, aveva dei programmi; non a caso la Fondazione che porta il suo nome, oggi gestita dalla sorella, funziona ancora benissimo e sta dando da mangiare ai niños de rua, ragazzini che senza questo aiuto sarebbero senza un futuro o quantomeno diventati dei delinquenti.  C’erano dunque dei valori che andavano oltre il fatto di saper pigiare l’acceleratore e fermare i cronometri.

Quale altro pilota ricorda con simpatia per le sue doti umane?


Direi che ricordo per le loro doti eccezionali due piloti brasiliani.

Uno è Senna, di cui abbiamo detto, l’altro è Nelson Piquet. Era uno che dava spettacolo. Un grandissimo pilota, tre mondiali vinti, ma soprattutto una persona che riusciva a essere sempre serena, tranquilla, disponibile a scherzare un secondo prima della partenza (guardare questo divertente siparietto per credere, nella f1 di oggi sarebbe semplicemente impensabile ndr) . Aveva questo modo molto bello di essere “vivo”. Sia pure per aspetti diversi, devo dire che i due brasiliani hanno davvero dato moltissimo in termini di immagine e di passione a questo sport, anche se tra di loro non si sopportavano.

 Parlando invece dei nostri connazionali, c’è qualche pilota italiano che ha raccolto meno di quel che meritava?

Senza dubbio uno è Jarno Trulli. Purtroppo alla Toyota non ha trovato l’ambiente ideale. A volte  entri in un team giapponese, tu puoi dare tutti i consigli che vuoi, quelli dicono di ascoltarti, ma ragionano con la loro testa.  Prendiamo pure il caso della Honda, se ne sono andati e guarda caso la loro macchina, con alcuni accorgimenti e con Ross Brawn, ha poi vinto il mondiale. Può darsi che Trulli abbia scelto anche il momento sbagliato per certe scelte, però secondo me ha raccolto molto meno di quanto meritasse. Per il resto, guardando al futuro, diciamo che  la strada giusta è quella che sta seguendo per fortuna la Ferrari, ossia quella di creare un vivaio come le squadre di calcio e far crescere in un ambiente sereno i propri piloti, farli diventare adulti, dando loro nozioni tecniche, ma anche umane.

A proposito di giovani piloti del panorama internazionale, quali saranno secondo lei le prossime stelle del firmamento della f1?

Ci sono diversi giovani che non sono affatto male. Questo Vettel è veramente eccezionale, poi c’è Kubica che ha un grandissimo talento.  Io credo molto anche nel giovanissimo Bianchi, il francese di origini italiane che ha preso la Ferrari.  L’importante è che questi ragazzi che si affacciano sulla scena vengano su con una certa personalità. Essere solo veloci non è sufficiente.

 Jean Todt è l’uomo giusto per la FIA?

Sicuramente Todt ha una ottima conoscenza del mondo delle corse. Adesso, il prossimo 5 gennaio è chiamato a rispondere sul caso Briatore - Piquet e vediamo come si comporterà la Federazione, perché a mio avviso è stata presa una decisione assurda e incomprensibile. Non è possibile pensare che tu condanni uno sulla base di quello che ti senti dire un anno dopo con una testimonianza fatta per telefono e sei nello stesso tempo organo inquirente e giudicante. Non esiste al mondo una cosa del genere. Uno può anche essere colpevole, ma devi dargli la possibilità di difendersi e soprattutto l’organo inquirente deve essere distinto da quello giudicante. Altrimenti è come se in un processo il poliziotto raccoglie le prove e poi stabilisce la condanna, ma siamo matti? La Federazione deve darsi una regolata, non è credibile. Si possono pure prendere delle decisioni severe, purché siano giuste.  A Todt spetta il compito di spazzare via situazioni di comodo, personalismi, ma non parlo solo di Mosley, ricordiamoci che anche Balestre prima di lui stava per far smettere di correre Senna per favorire Prost, il solito discorso di campanile. Insomma, sono accadute delle cose semplicemente allucinanti. L’unica cosa che ha fatto bene Mosley nel corso del suo mandato è stata quella di rendere sicure le macchine. In questo è stato veramente bravo, tanto di cappello, ma per quel che riguarda il resto… ha consumato solo vendette personali, così non si può, non si può.

 In conclusione, cosa possiamo aspettarci dalla stagione 2010, è lecito sperare in uno spettacolo migliore?

Per avere uno spettacolo migliore ci vogliono più sorpassi e torniamo quindi alla domanda di prima. Che cosa vuol dire Roma? Che cosa vuol dire Abu Dhabi? Che cosa vuol dire Valencia? Che cosa vuol dire Singapore, se dobbiamo dare un senso alla F1? Se vogliamo fare solo delle sfilate in città diciamolo subito, chiudiamo lo show e buonanotte. I contenuti tecnici non si possono togliere a questo sport, bisogna favorire i sorpassi che sono il sale di questa disciplina. Cosa ce ne facciamo di auto sofisticate che sono costrette ad andare come quella che hai tutti i giorni? Non va bene, non va bene.  La strada intrapresa fino ad ora - e mi dispiace - è una sola, quella dei soldi, che guarda caso vanno sempre in tasca ad uno solo, Bernie Ecclestone. E poi soprattutto in un momento delicato dal punto di vista economico come questo  non esiste che il 51% dei proventi vada a lui e il 49% a tutti gli altri team. Ci sono aziende - e queste aziende si chiamano Ferrari, Mercedes, Renault - che devono affrontare una crisi profonda, problemi di carattere commerciale e industriale, sono costrette ad operare tagli e licenziamenti. Il signor Ecclestone deve guadagnare meno, non c’è altro da fare. E occorre anche rivedere la questione dei diritti televisivi. Non si possono pretendere certe cifre quando l’audience sta calando. Prima dammi uno sport che abbia appeal e dopo puoi pretendere i soldi. E quindi si ritorna anche al discorso di Schumacher. Qui il giochino crolla, è già incrinato, bisogna fare qualcosa di diverso, la situazione è tragica. Siamo all’ultima speranza. Dice il proverbio che quando l’acqua arriva al sedere si impara a nuotare, qui siamo con l’acqua alla gola…

Giuseppe Ciliberto

 
 

[29-12-2009]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
 
 
 
 
  • I video della notizia
  • "Zermiani intervista Piquet sulla griglia"