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Berlusconi, Tartaglia e la celebrazione della follia

nella Camera degli psichiatri

di Simone Chiaramonte

Ultime notizie da Facebook: "Silvio Berlusconi è ora fan di Massimo Tartaglia". Una vicenda dominata dall'irrazionalità non può che determinare delle conseguenze assolutamente paradossali: il gesto deprecabile del carnefice, un uomo in cura da anni per problemi mentali, si è di fatto trasformato più in un inatteso regalo di Natale che in un danno all'immagine della vittima, il presidente del Consiglio.

Sull'agenda politica italiana ci sono questioni roventi, quali l'approvazione della finanziaria 2010, con la copertura del voto di fiducia, e lo scudo fiscale. Sul piano giudiziario da una parte persistono nel limbo processuale le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, dall'altra si macchinano nuove disposizioni legislative che sostituiscano l'incostituzionale lodo Alfano, proprio mentre il premier dovrà rispondere a due capi d'accusa nei rispettivi processi a carico. Il centro della scena mediatica è opportunamente occupato dalle immagini raffiguranti il volto sfregiato di Berlusconi.

I più strenui supporter del premier ne hanno approfittato: si vuole trasformare lo scontro politico in atto "in guerra civile fredda", ha dichiarato il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Un leitmotiv che va avanti da tempo, visto che alcune settimane fa a detta dell'Ansa, in una riunione nella sede centrale del Pdl, fu proprio il capo di partito ad evocare il pericolo di una guerra civile "chiamando alle armi la sua maggioranza contro il tentativo della magistratura di far cadere il governo". Un linguaggio incontestabilmente pacifico...

Ecco allora i leaders dei partiti presenti in Parlamento improvvisarsi esperti psichiatri nella disamina delle ragioni che hanno condotto una mente in cura da 10 anni a compiere il gesto incriminato. "Questo è il frutto della politica dell'odio", ha commentato Ignazio La Russa, "la situazione era al culmine e qualcuno avrebbe potuto perdere la testa", ha controbattuto Antonio Di Pietro. Sino ad arrivare alla chiosa accomodante di Ferdinando Casini: "E' il momento di chiudere i falchi in gabbia e far volare le colombe". Ma se quanto accaduto è stato causato dal gesto di un folle, di conseguenza le uniche giustificazioni dovrebbero risiedere nelle fantasie illogiche di una persona malata. Allora verrebbe da chiedersi: a quali menti sono attribuibili i commenti che cercano di spiegare il misfatto razionalmente e politicamente?

Termometro sociale e responsabile di tutti i mali a quanto pare è un social network. Ne è convinto il presidente del Senato Renato Schifani, che ha dichiarato: "Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni Settanta". Gruppi pro e contro Tartaglia sono stati creati, distrutti ma soprattutto riciclati in risposta alla notizia dell'avvenuta aggressione. Facebook è per una minoranza di utenti uno strumento estremamente efficiente quando si tratti di organizzare iniziative o scambiare idee, per la maggioranza un mezzo molto utile a soddisfare un bisogno sociale paurosamente dilagante: il "cazzeggio". Quali responsabilità attribuire alle pagine di un network in cui chi è fan di Nelson Mandela, lo è spesso contemporaneamente anche del gelato doppia panna e cioccolato? Ma la ragione non è di casa, il delirio va avanti: sull'irrazionale si costruisce una 'realtà surreale' ad uso e consumo di alcuni partiti politici.

[18-12-2009]

 
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