Giornale di informazione di Roma - Domenica 17 dicembre 2017
 
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Berlusconi aggredito, i fatti e le parole

Il premier colpito al volto dopo il comizio del Pdl

Berlusconi subito dopo l'aggressione

di Filippo Pazienza

Frutto di un clima politico sempre più teso e all'insegna dell'odio, episodio del tutto a sé stante o risultato di un disegno più organizzato, resta il fatto che l'aggressione a Silvio Berlusconi ha fatto, fa e farà ancora discutere a lungo. E' domenica 13 dicembre, a Milano. Il premier ha appena finito il suo intervento in occasione dell'apertura della campagna tesseramenti del Pdl e si appresta a tornare verso la macchina non prima di un rapido saluto alla folla disposta lungo le transenne. Il momento topico arriva intorno alle 18.20 quando un individuo si fa largo tra la folla e colpisce Berlusconi con un oggetto (poi si saprà essere un souvenir del Duomo).

Il colpo raggiunge il Presidente del Consiglio al volto e gli provoca alcune abrasioni (la Tac evidenzia poi una frattura del setto nasale, oltre ad una ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore). Berlusconi viene immediatamente portato in macchina dagli uomini della scorta, immortalato sanguinante in foto e video che fanno presto il video del mondo. Come riportato poi dal 'Corriere della Sera', l'aggressore si chiama Massimo Tartaglia, classe 1967, residente nell'hinterland milanese e non risulta avere precedenti penali. Per lui è stato formalizzato l'arresto con l'accusa di lesioni personali aggravate dalla qualità della persona offesa e dalla premeditazione perché in tasca gli è stata trovata anche una bomboletta di spray al peperoncino. Secondo quanto riferito dalla Digos, non risulterebbe associato a movimenti antagonisti. Risulta invece che da dieci anni è in cura al Policlinico di Milano per disturbi mentali.

La notizia rimbalza immediatamente tra agenzie, tg e quotidiani. Tra i numerosi auguri di pronta guarigione e interventi tesi a stigmatizzare l'accaduto che arrivano da tutti gli schieramenti politici (dall'opposizione ai maggiori capi di stato del mondo), fanno subito discutere le parole di Antonio Di Pietro, da sempre acerrimo 'nemico' del premier: "Non condivido mai certi episodi, ma Berlusconi con i suoi comportamenti e il suo menefreghismo istiga alla violenza. Io - aggiunge il leader dell’Idv - condivido le rimostranze dei cittadini che ogni giorno vedono un premier che tiene bloccato il Parlamento per fare leggi che servono a lui e soltanto a lui, mentre milioni di cittadini perdono il lavoro e faticano ad arrivare a fine mese". Deciso invece l'intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Esprimo la più ferma condanna del grave e inconsulto gesto di aggressione nei confronti del presidente del Consiglio al quale va la mia personale solidarietà".

Appena ricoverato, Berlusconi non rilascia pubbliche dichiarazioni ma dal suo entourage e da coloro che l'hanno visitato trapelano alcuni concetti: "Sto bene, sto bene. Questo è il frutto di chi ha voluto seminare zizzania. Quasi me l'aspettavo..Non capisco il perché di questo odio". Tralasciando la sequenza infinita di dichiarazioni dei vari soggetti politici, nella stragrande maggioranza dei casi incentrata su una ferma condanna dell'accaduto, sulla stessa lunghezza d'onda di Di Pietro si sintonizza anche Rosy Bindi: "Il gesto di Tartaglia è da folle, ma il Presidente del Consiglio non faccia la vittima. Lui resta uno dei maggiori artefici di questo clima".

Al di là del fatto in sé, le parole di Di Pietro e della Bindi rappresentano la vera 'notizia' di questi giorni. Tralasciando, come sempre, il soggettivo punto di vista di ognuno, la reazione dei due dimostra un clima pericoloso, ormai pronto ad oltrepassare la linea che demarca un normale (seppur ricchissimo di tensione) scontro politico dalle premesse di qualcosa di diverso e molto più allarmante. Se Berlusconi non perde occasione per rendersi sempre più inviso agli avversari, quest'ultimi lo seguono quasi naturalmente nell'errore di legare la loro battaglia all'uomo e non ciò che politicamente esso rappresenta. Il tutto in una spirale che, ben al di dei Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro e Rosy Bindi di turno, penalizza prima di tutto il paese. In senso assoluto, allora, quella miniatura del Duomo più che colpire Berlusconi ha fatto suonare l'ennesimo campanello d'allarme su un sistema che rischia continuamente di oltrepassare il punto del non ritorno.

[16-12-2009]

 
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