Giornale di informazione di Roma - Giovedi 11 marzo 2010
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di Svevo Moltrasio
Per vivere gli umani hanno scelto comodi e resistenti cloni guidati con la mente sdraiati da casa. Tutto sembra perfetto e anche la società è migliorata, fino a quando non avvengono misteriosi omicidi che dai cloni si ripercuotono alle persone in carne ossa..
Tratto da una graphic novel il film è diretto dal mestierante Jonathan Mostow, regista, tra l'altro, del terzo deludente capitolo della saga di Terminator. Il protagonista Bruce Willis non è più la star attira spettatori di qualche anno fa, di fatti anche questo titolo non ha riscosso interesse tra il pubblico americano nè tanto meno tra la critica.
Ambientato in un prossimo futuro, il film rientra nel filone fantascientifico incentrato sulla degenerazione umana sempre più pigra e schiava delle macchine. Ovviamente si sprecano le analogie con pellicole come MATRIX o con le opere, anche trasportate al cinema, di Philip K. Dick. Ciononstante qualche spunto interessante non manca, ma purtroppo l'approfondimento si limita al minimo indispensabile, in favore di una messa in scena scontata e senza picchi.
E anzi l'attenzione si sposta sui temi più abusati - il trauma della perdita del figlio e il tentativo di recuperare il rapporto di coppia -. Visivamente modesto, il film ha però il pregio di non prendersi troppo sul serio e di chiudere la vicenda senza troppi fronzoli, tanto che la durata complessiva non raggiunge nemmeno l'ora e mezza.
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