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Vero come la Finzione

di Marc Forster. Con Will Ferrell, Emma Thompson, Dustin Hoffman

di Svevo Moltrasio

Agente del fisco solitario e metodico, l’inespressivo Harold vive un’esistenza anonima tra casa e lavoro fino a quando qualcosa di incredibile non incomincia ad entrargli nella testa.

Marc Forster, regista di FINDING NERVERLAND, porta al cinema una curiosa sceneggiatura di Zach Helm: le noiose giornate dell’esattore delle tasse Harold, che si alternano costantemente tra ben calcolate pulizie dei denti e impegni di lavoro, subiscono un’improvvisa scossa quando il pover uomo sente nell’orecchio una voce di donna che ne descrive i movimenti proprio come una voce narrante. Perso in un vortice di paranoie, Harold decide di cercare la misteriosa donna quando questa annuncia la sua imminente e improvvisa morte. Proprio così, l’uomo scopre incredibilmente di essere il protagonista di un libro e che il suo destino è nelle mani della stessa autrice.

L’idea di partenza richiama alla memoria il nostro Pirandello, ma la messa in scena non si distacca troppo da THE TRUMAN SHOW, tanto che Will Ferrell sembra la brutta copia di Jim Carrey, e un certo gusto paradossale e, almeno nelle intenzioni, ironico fa pensare a Charlie Kaufman. Peccato che per VERO COME LA FINZIONE questi paragoni siano profondamente impietosi, dal momento che lo spunto narrativo è completamente inverosimile e nessuno tra regista e attori sembra preoccuparsi di dargli un minimo di credibilità, così che la storia si compie senza grandi sorprese e con un’enfasi finale completamente irrisolta. Pieni di tic, sempre con qualcosa in bocca e logorroici, sono ai minimi storici sia Emma Thompson che Dustin Hoffman.

*1/2

[05-02-2007]

 
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