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Diva per caso

nuova collana di monografie della Armando Curcio Editore

È dedicato ad Audrey Hepburn il primo libro di una nuova collana di monografie della Armando Curcio Editore sui miti dello spettacolo e del cinema, ma anche del teatro, della televisione e della danza, artisti eccezionali per talento e personalità. Una nuova linea che non a caso si chiama “Divi” e segue, nello stile e nella grafica, la prestigiosa collana musicale “Parole tra le note”. Ogni volume ha la copertina cartonata, un ricco corredo di eleganti fotografie in bianco e nero, unito a un DVD o a un CD.

Occhi da cerbiatto, figura fiabesca e grande presenza: una donna incantevole dal fascino e dalla classe ineguagliati, eternamente capace di sedurre. La splendida attrice non ha vissuto a lungo, ma ha vissuto abbastanza per lasciare un segno unico nella storia del cinema, con pochissimi film davvero di culto e un’esemplare vita privata. “Audrey Hepburn è stata la risposta più chiara e spontanea, meno costruita, all’immagine della bionda esplosiva alla Marilyn – racconta Palmieri -. In un territorio dominato dalle maggiorate e dalle curve pericolose, Audrey è apparsa in tutta la sua linearità, non solo di forme ma di contenuto, per l’essenza di ognuno dei personaggi interpretati. Sapeva incarnare semplicità e raffinatezza, era dolce e insieme irraggiungibile”.

A trent’anni dalla sua scomparsa, questo volume si propone come un’opera devota e insieme critica sulla principessa della recitazione, nata nobile e diventata diva solo per caso. Passando per i suoi film più importanti, dal musical “My Fair Lady” al thriller nero “Gli occhi della notte”, tra imprevedibili “Vacanze romane” e una malinconica “Colazione da Tiffany”, riscopriamo una divina molto terrestre che sembra sbarcata da un altro pianeta, ripercorriamo la sua carriera e la sua biografia e rivediamo le grandi stelle di Hollywood che sono state suoi partner sullo schermo.

“La Hepburn ha lasciato nell’immaginario collettivo una sola e unica immagine – conclude l’autore -. Quella di icona di fascino, umiltà ed eleganza. Doti che hanno finito per fondere la persona e il personaggio in una figura che ha trasceso, anzi anticipato la donna grissino e stravolto buona parte dell’antropologia del cinema delle major. Basta guardare quante dive ancora oggi, negli anni Duemila, cercano di raggiungere quel modello H che però nessuna sembra in grado di rappresentare”.
 

[10-12-2009]

 
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