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Fini vs Berlusconi, crepa aperta nel Pdl

Un fuorionda del Presidente della Camera riaccende il contrasto tra i due leader del centrodestra

di Filippo Pazienza

E' venuta definitivamente a galla nel modo meno atteso, ma la frattura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi è ormai netta e rischia di aprire scenari importanti in seno al centrodestra. Dopo le continue divergenze, dal diritto di voto per gli immigrati al biotestamento tanto per citare i due casi più eclatanti, il colpo di grazia l'ha assestato l'ormai noto fuorionda di cui si è reso protagonista il Presidente della Camera in occasione della giornata conclusiva del Premio Borsellino, il 6 novembre scorso a Pescara.

L'ex numero uno di An parla con il procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi, totalmente ignaro del fatto che i microfoni posti sul tavolo davanti a lui siano aperti e registrino il tutto poi pubblicato da 'Repubblica Tv'. Quelle di Fini sono parole precise, pesanti: "Confonde (Berlusconi, ndr) il consenso popolare, che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo: magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento. Siccome è eletto dal popolo..". Il passaggio più importante arriva però in seguito, quando Fini fa esplicito riferimento alla deposizione del pentito Spatuzza: "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza, può aprire scenari... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica".

Fini, resosi conto della tempesta sollevata dalle sue parole, tenta di chiarire il senso del suo intervento a 'Ballarò' ("non ho nulla da chiarire: sono convinto che Berlusconi non c'entra nulla con la mafia, ma deve rispettare gli altri poteri") ma la 'frittata' ormai è fatta. Il premier, diretto interessato, preferisce glissare: "Sono in partenza per Panama devo fare le valigie". All'interno del Pdl la reazione ha due diversi volti: quello rassicurante dei fedelissimi del Presidente della Camera, impersonificato dal vicepresidente dei deputati azzurri Italo Bocchino ("Fini e Berlusconi rappresentano la più solida coppia politica italiana e nonostante un momento di evidente difficoltà interne al Pdl, hanno il dovere verso gli elettori di ricreare un clima di armonia e collaborazione teso al consolidamento del centrodestra e al buongoverno del Paese") e quello ben più bellicoso dell'ala più vicina a Forza Italia, di suo in rotta con Fini, rappresentato da Claudio Scajola ("I distinguo di Fini sono ormai fuori dalla linea del partito") e Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl ("non è consentito a nessuno rimettere in discussione i capisaldi, ci auguriamo che anche Fini si impegni perché siamo ancora in tempo a mettere da parte errori e incomprensioni").

Già polemico con Fini nel recente passato, contro la terza carica dello Stato si scaglia anche 'Il Giornale' di Vittorio Feltri: "A questo punto non c'è altro da dire, Chiarisca o si dimetta". Lo strappo interno ai rivali è un'occasione d'oro per l'opposizione, pronta a rigirare il coltello nella piaga come dimostra il commento del leader del Pd, Pierluigi Bersani: "Il centrodestra è in una confusione micidiale e queste sarebbero chiacchiere se non fosse che c'è una totale paralisi del governo in campo economico e le misure si stanno rivelando aria fritta". Al di là dei commenti politici, è un quotidiano, 'Libero', a rappresentare al meglio il pensiero di tutti i detrattori di Fini: "Si capisce che il presidente della Camera ha fretta di archiviare Berlusconi e spera che una mano gliela dia la magistratura con il solito pentito". Il punto resta questo. Per chi si schiera dalla sua parte, Fini si sta rendendo protagonista di un percorso politico segnato da maturità e senso dello Stato. Chi gli punta il dito contro, invece, lo paragona ad un 'delfino designato' che, resosi conto di quanto i tempi del passaggio di consegne si stiano dilatando, ricorre ad un eccesso di opportunismo politico per realizzare i propri sogni di gloria.

[04-12-2009]

 
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