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Corteo contro la violenza sulle donne

in 10.000 in piazza

In diecimila sono scese in piazza per dire basta alla violenza. È una ribellione e una richiesta di aiuto contro la violenza maschile di cui sono state vittime nel corso della loro vita oltre 6 milioni di figlie, madri, sorelle in Italia, il corteo ha sfilato anche contro la violenza nei confronti di transessuali e lesbiche.

Le donne hanno gridato il loro no alla violenza durante la manifestazione nazionale autorganizzata, grazie ad un tam tam via internet sul sito http://www.torniamoinpiazza.it/, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Arrivato a piazza San Giovanni, sullo schermo sono stati proiettati video contro la violenza sulle donne, lesbiche e trans. Tanti gli striscioni che i manifestanti hanno portato in strada: "La sicurezza. Lo stupratore sul parabrezza" si legge su un cartellone mentre su alcuni distributori di condom che si trovavano lungo il percorso sono stati affissi cartelloni con scritto «Libere di scegliere, capaci di reagire: Ru486 libertà è autodeterminazione".

Il corteo è partito da piazza della Repubblica: in testa lo striscione viola con scritto "Basta"!. Tra le adesioni, numerose associazioni femministe, tra cui Affi e Udi, le donne del partito dei Carc e il Forum delle donne del Prc. «La violenza patriarcale e la violenza di sistema - affermano le donne comuniste - sono le due facce di una stessa medaglia, che colpendo i corpi e le vite delle donne sferra poi l'attacco contro tutte le differenze». In piazza anche lo striscione di Amnesty International e quello delle donne della Cgil Roma e Lazio.

"La violenza degli uomini nei confronti delle donne è uno dei crimini più odiosi che possano esistere. Si tratta di un problema fortemente diffuso nella nostra società, ma non adeguatamente contrastato". Lo dichiara, in una nota, l'assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri (Sinistra e Libertà) intervenuto alla manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne. "Per combattere questa  piaga servono le armi della cultura, del buon senso, dei diritti - continua - Purtroppo il Paese sembra andare in una direzione opposta. Proprio in queste ore il Governo si appresta a decidere lo stop alla pillola abortiva. Ancora una volta si intraprendono scelte ideologiche su un tema che riguarda esclusivamente le  donne e il loro corpo. E' questa un'altra inaccettabile forma di violenza".

 
 

[29-11-2009]

 
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