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L’arte d’avanguardia di Marianne Werefkin

Museo di Roma in Trastevere

Di Nunzia Castravelli

La Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, il Museo di Ascona e la Fondazione Marriane Werefkin hanno presentato ieri nel cuore di Trastevere  la personale dedicata a Marianne Werefkin, una delle protagoniste indiscusse della grande rivoluzione artistica dei primi anni del ‘900.

La mostra, a cura di Mara Folini e Federica Pirani, conta cinquanta tempere, 12 disegni, 20 libretti di schizzi ed un diario frutto della continua ricerca artistica della pittrice che sebbene semisconosciuta al pubblico italiano è una delle più apprezzate pittrici del primo novecento.

 Figura chiave  della Neue Künstelervereiningug München, nuova associazione degli artisti di Monaco e del Blaue Reiter, cavaliere azzurro, la grande artista di origine russa, vissuta in Germania e Svizzera, ha infatti unito l'amore per la pittura ad un impegno attivo nella costituzione di circoli artistici ponendo le basi per la moderna arte astratta, caratterizzata soprattutto dall’espressione delle emozioni interiori e della vita vissuta.  Molto intelligente, colta e preparata, Marianne sperimentava, osava, trasgrediva rompendo gli schemi. Per la sua forza propulsiva e visionaria è stata definita della critica “la levatrice” e l’ ”amazzone” del “Cavaliere Azzurro”.

Nata a Tula nel 1860, da una famiglia dell’altra nobiltà russa, già nel 1880 Marianne cominciò ad occuparsi delle teorie dei pittori paesaggisti russi in cui l’arte viene vista come un mezzo di interpretazione della vita, in quegli anni amava molto disegnare braccianti, poveri ebrei e neri.

Divenne ben presto maestra del giovane Jawlensky e a partire dal 1896 abbandonò la pittura per circa dieci anni. A Berlino e Parigi conobbe KIandinsky e Gabriele Munter e nel 1906 riprese di nuovo in mano il pennello continuando il percorso artistico iniziato 10 anni prima.

Evidenti sono le influenze  delle correnti mistiche, nel primo periodo e  le influenze della corrente francese impressionista e neo impressionista nel 1907;  sarà solo più tardi che l’arte di Marianne Werefkin approda a uno stile lirico, personale in cui esprime i sentimenti più intimi.

In molte delle opere esposte al Museo di Roma in Trastevere si riconosce lo stile dell’opera gauguiniana: scene di città, caffè e teatro. In altre è evidente invece l’influenza di Edvard Munch, artista molto apprezzato da Marianne che ne riprende l’uso simbolico ed iconografico del colore.  

Gli ultimi vent’anni la “Baronessa russa” li ha trascorsi ad Ascona dove oggi vi è la fondazione a lei dedicata.

Foto Dario Pironti 

 

 

[25-11-2009]

 
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