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Estradizione Battisti: il Brasile dice sì

Il Tribunale supremo vota l'estradizione, ora tocca a Lula

di Filippo Pazienza

Si avvicina l'epilogo del 'caso Battisti', la querelle sull'estradizione del terrorista dei Pac (Proletari Armati per il Comunismo) iniziata ormai mesi fa. Il Tribunale supremo brasiliano ha votato (5 i pareri favorevoli, 4 i contrari) a favore della decisione di riconsegnare Battisti alle autorità italiane per fargli regolarmente scontare l'ergastolo cui è stato condannato per i quattro omicidi commessi a cavallo tra il 1978 e il 1979. Decisivo è stato l'intervento del presidente del Tribunale, Gilmar Mendes, il cui voto ha spostato definitivamente gli equilibri a favore del sì. Ora, la palla passa al presidente brasiliano Inacio Lula da Silva il quale, secondo quanto disposto dalla Corte, ha il potere di ratificare o meno il provvedimento appena emesso.

La votazione del Tribunale supremo giunge al termine di un lungo cammino che non ha lesinato sorprese. Dopo la fuga dalla Francia (paese in cui l'ex terrorista aveva trovato un primo rifugio dopo l'evasione del 1981), Cesare Battisti viene arrestato a Copacabana il 18 marzo del 2007. Le autorità italiane, informate, fanno scattare immediatamente la richiesta di estradizione che in un primo momento trova il parere favorevole del 'Comitato nazionale per i rifugiati' brasiliano il quale si dichiara contrario al riconoscimento dello status di 'rifugiato politico'. La partita chiave della vicenda si gioca proprio su questo punto: i delitti di cui si è macchiato l'ex membro del Pac sono da considerarsi 'a sfondo politico' e quindi tali da garantirgli il particolare trattamento di cui sopra oppure devono essere valutati e di conseguenza giudicati come qualsiasi altro crimine di sangue?

Il 13 gennaio scorso, il Ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, ribalta il parere del 'Comitato nazionale per i rifugiati e blocca il processo di estradizione. Lo stesso Lula se ne lava le mani dichiarando che per l'esecutivo il fascicolo è chiuso. Dall'Italia, però, si alza una pesante reazione che ottiene la chiamata in casa del Tribunale supremo e, a settembre, la stessa Corte boccia il provvedimento di Genro. Il resto è storia di questi giorni. L'ultima parola spetta quindi a Lula, stretto tra l'incudine di non voler andare contro il parere del proprio ministro e il martello di un'opinione pubblica internazionale favorevole alla richiesta italiana. Intanto il presidente brasiliano, presente a Roma per il vertice della Fao, ha lasciato intendere di non volersi opporre alla sentenza.

In Italia, il pronunciamento del Tribunale brasiliano è stato accolto con estremo favore dalla stragrande maggioranza del Parlamento. Per il ministro degli Esteri, Franco Frattini: "I giudici hanno emesso il decreto di estradizione. Quanto fino ad ora deciso è il coronamento di un lavoro di anni e l'affermazione di un principio importante e cioè che Battisti è un assassino e non un detenuto politico". Gli fa eco il responsabile della Difesa, Ignazio La Russa: "Questa è la migliore risposta che il Parlamento poteva dare a chi per un attimo aveva immaginato che il Brasile non fosse un Paese amico". Positivo anche il commento del Pd per bocca di Olga D'Antona, vedova del giurista assassinato dalle Br: "L'estradizione è stata una vittoria per l'Italia e per il suo sistema giudiziario".

Le reazioni non investono solo il mondo politico ma chiamano in causa anche i parenti delle vittime dei quattro omicidi commessi da Battisti. Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere ucciso dai Proletari armati per il comunismo il 16 febbraio 1979, si dice soddisfatto ma invita anche alla cautela in attesa della decisione di Lula: "Tiriamo un primo respiro di sollievo. Sto aspettando la decisione definitiva, non voglio mettere le mani avanti ma dedico la vittoria, se verrà, a tutte le persone oneste. Spero che la gente comune capisca che, al di là delle storie montate da chi delinque, la giustizia a volte vince". Si è fatto sentire anche il fratello di Battisti, secondo il quale l'ex terrorista avrebbe più volte espresso l'intenzione di suicidarsi.

[20-11-2009]

 
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