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Filumena Marturano

Ritorna all’Argentina uno dei testi più rappresentativi del teatro di Eduardo

Di Giuseppe Duca
 
Ritorna all’Argentina, dopo il grande successo della scorsa stagione, “Filumena Marturano”, uno dei testi più rappresentativi del teatro di Eduardo De Filippo, per la regia di Francesco Rosi, con Lina Sastri e Luca De Filippo.

Donna del popolo, ex prostituta, tolta dal postribolo da un napoletano borghese e benestante, Domenico Soriano, tenuta per venticinque anni nella casa di lui come amante, pur se in condizioni di inferiorità, Filumena Marturano è l’autrice di uno stratagemma per farsi sposare “in extremis” dall’uomo che vuol porre fine al legame perché si è innamorato di una giovane che vuole sposare.

Filumena conduce il filo del dramma con la sapienza e la determinazione dovute al sentimento di una maternità tenuta segreta per anni e poi rivelata. Filumena ha tre figli, avuti da tre uomini diversi, li ha voluti, li ha cresciuti, li ha assistiti, rimanendo nell’ombra senza mai rivelarsi come madre. Solo di uno è sicura la paternità, il figlio di Domenico Soriano, ma Domenico non lo sa e non lo deve sapere. Quando Filumena decide che lo deve sapere e glielo dirà, non gli dirà altro, chi è, come si chiama, come vive: perché “i figli sono figli” e devono essere tutti uguali, quelli di cui si conosce la paternità e quelli di cui non la si conosce. Rappresentata per la prima volta al Politeama di Napoli il 7 novembre 1946, “Filumena Marturano” è, delle commedie di Eduardo, la più rappresentata in tutto il mondo. Porta al pubblico il problema dei diritti dei figli illegittimi mentre nello stesso tempo l’Assemblea Costituente svolgeva un dibattito sulla famiglia e sui figli nati fuori dal matrimonio. La tematica affrontata da Eduardo trova riscontro nell’impegno dell’Assemblea Costituente e offre materia di riflessione per affrontare il drammatico problema.

Il 23 aprile 1947 l’Assemblea Costituente approva l’articolo che stabilisce il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire e educare anche i figli nati fuori dal matrimonio. Nel febbraio del 1955 verrà approvata la legge che abolirà l’uso dell’espressione “figlio di N.N.”

“Dimmelo chi è mio figlio, la carne mia, il sangue mio. Me lo devi dire, per te stessa, per non dare l’impressione che fai un ricatto, io ti sposo lo stesso, te lo giuro” Domenico Soriano non rinuncia a conoscere di chi è il padre. Filumena ha vinto la battaglia, ma non cede: “Ti ho voluto bene con tutta la forza della vita mia e come hai voluto tu. Agli occhi miei tu eri un Dio. E ancora ti voglio bene, forse meglio di prima: non me lo chiedere più. Tu devi essere forte. Perché per il bene che ti voglio, perciò ti ho detto non piangere, perché in un momento di debolezza… E sarebbe la nostra rovina, specialmente la tua, soprattutto per te io non te lo dico. Cominceresti a pensare: e perché non glielo posso dire che sono il padre? E gli altri due che sono, che diritto hanno?.... L’inferno. E noi ci dobbiamo solamente voler bene… Abbiamo tanto bisogno di volerci bene, tutti quanti.” Domenico Soriano sposa Filumena Marturano, i tre figli si chiameranno Soriano, avranno gli stessi diritti tutti e tre, e lo stesso amore. A completare il cast, Nicola Di Pinto, Antonella Morea, Silvia Maino, Gioia Miale, Carmine Borrino, Geremia Longobardo,Antonio D'Avino, Giuseppe Rispoli, Chiara De Crescenzo.

Lo spettacolo resterà in scena al Teatro Argentina (Biglietteria  tel.06.684.000.31) fino al 29 novembre.

[11-11-2009]

 
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