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La tana dei lupi, 80 anni del campo Testaccio

Grande successo per la festa organizzata dall'Unione Tifosi Romanisti

Di Alessandro Tiberi

Non poteva non essere un successo la festa organizzata l’altra sera dall'Unione Tifosi Romanisti per gli 80 anni di un campo, quello di Testaccio, diventato leggenda. Nel quartiere un tempo popolare ed ora dei locali alla moda hanno chiuso il Roma Club Testaccio, ma il mito di quello stadio in legno rimane inossidabile e resisterà  per sempre. Roma-Brescia 2-1. E’ il 3 novembre del 1929, e la partita vale per la quinta giornata di campionato: quel giorno comincia una storia d'amore andata avanti fino ad oggi, fra alti e bassi, entusiasmi e polemiche, successi ed amarezze, fischi e applausi…

Fra gli ospiti d’onore, il “Fornaretto di Frascati” Amadeo Amadei, 88 anni, che ancora firma autografi, mettendosi in posa con dei ragazzi appena maggiorenni che gli chiedono di farsi una foto con loro. Ed ancora, Giacomino Losi “Core de Roma”, il figlio di Aldo Fabrizi che legge i sonetti romaneschi, l’attuale allenatore giallorosso Claudio Ranieri, la figlia del presidente dell'epoca, Renato Sacerdoti, che ricorda come per suo padre "il campo Testaccio era tutto". Non è la sola, in mezzo a tanti figli e nipoti dei campioni di quell'epoca.

Sui muri del locale che ha ospitato la festa ci sono le foto di quel calcio di una volta, e sui monitor scorrono le immagini di quel Roma-Juventus 5-0 del 1931 che per Testaccio fu l'apoteosi e per Combi, Rosetta, Caligaris e “Mumo” Orsi la grande umiliazione.

Dopo la mostra per gli 80 anni della Roma e quella per il venticinquennale del secondo scudetto l'UTR ha fatto ancora breccia nei cuori di molti, con una iniziativa di altissimo pregio sportivo.

Il Campo dove i giallorossi giocarono in tutto 181 incontri di campionato e 53 sfide di Coppa ed amichevoli varie, e in cuivinsero per 150 volte, era la “tana” della Roma, una storia che non poteva che cominciare con un gol dell'idolo di quei tempi, il bomber fiumano Rodolfo Volk, detto “Sciabbolone” per la potenza dei suoi “affondi” nell'area o “Sigghefrido” perché era biondo e bello come l'eroe nibelungo.

L'ultima partita al Testaccio fu un'amichevole del giugno del 1940 contro il Livorno, poi questo simbolo della storia romanista venne smantellato. Era stato costruito, in soli 15 mesi (in precedenza la Roma giocava al Motovelodromo Appio) dalla ditta Pasqualin-Vienna, sul modello dell'impianto degli inglesi dell'Everton ed era costato un milione e 530mila lire. Così la Roma, nata appena due anni prima dalla fusione di Fortitudo, il club dei 'leoni' di Borgo Pio e del mitico prete-talent scout Fratel Porfirio (Ferraris IV fu una sua scoperta), Alba (che giocava al quartiere Flaminio, in piazza Melozzo da Forlì dove ora c'é un parcheggio sotterraneo) e la Roman, squadra della Roma-bene che veniva dai Parioli, aveva già uno stadio di proprietà, proprio come vorrebbe adesso, ed un pubblico che l'amava sfrenatamente e gremiva gli spalti ad ogni partita, come oggi non avviene più.

Nacque così la favola della squadra amata a prescindere, l'amore viscerale tra la Roma e la sua gente, e rimane lo stesso anche se adesso, come dice Amadei "questa squadra di oggi come gioco forse è una delle più brutte che mi ricordi, anche se non posso scordare la tristezza per quella che scese in serie B. Ma contestare non serve a niente, in fondo i giocatori si impegnano e la Roma va amata e sostenuta senza pregiudizi, altrimenti che romanisti saremmo?".
 
 

[05-11-2009]

 
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