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Velodromo dell'Eur: le soluzioni per la struttura pericolante

in progetto un centro polifunzionale

Continua a far discutere il velodromo dell’eur. Sui suoi cancelli, arrugginiti e cadenti, sono comparsi da giorni i cartelli che ne dispongono l’interdizione come “stabile pericolante”. Una misura che anticipa la demolizione, in attesa che la commissione composta dal comune, eur spa e docenti universitari ne decida il destino.

È previsto per oggi l’incontro della commissione con l’assessore all’urbanistica, morassut, per stabilire la linee guida della sua ricostruzione. Si parla di un centro polifunzionale, una città del benessere dove confluiranno spazi commerciali, biblioteche, uffici e piscine. Non tutti però sono rassegnati a veder scomparire il gigante dell’eur, ormai ridotto da anni a un rudere. L’impianto sportivo, costruito in fretta e furia per le olimpiadi del 1960, ha ospitato la sua ultima manifestazione nel ’68, prima di essere lasciato al degrado e alle occupazioni di clochard e clandestini. Opera degli architetti Ligini, Dagoberti e Ricci, in molti lo considerano un esempio significativo architettura moderna, da ristrutturare, conservandone il disegno originale. Lo stesso premier, romano prodi, ciclista appassionato, avrebbe espresso il sua simpatia per il vecchio velodromo olimpico.

L’eur spa, intanto, ha pubblicatoil bando di gara per le ditte che si occuperanno di tirarlo giù, al costo di 3 milioni di euro. Sembra accelerare, dunque, il fronte dei demolitori; non si farà attendere la risposta dei conservatori, guidati dall’ex assessore, Renato Nicolini, e dall’architetto giorgio muratori. Un altro confronto sulla roma che verrà, che troverà cittadinanza insieme alle tante opere già in cantiere, nella nascitura “casa della città”. Proprio nel cuore dell’eur, al “salone delle arti”, i cittadini potranno seguire i progetti che trasformeranno il volto della capitale.

 
 

[31-01-2007]

 
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