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Come cambia il Pd di Bersani

Inizia il nuovo corso, da scegliere i capigruppo di Camera e Senato

di Filippo Pazienza

Le primarie del Partito Democratico hanno sancito le netta vittoria di Pierluigi Bersani. Il 58enne di Bettola ha trionfato col 52,95% delle preferenze, staccando Dario Franceschini fermo a quota 34,28%. Terzo Ignazio Marino (12,77%) il quale, comunque, non aveva mai neanche accarezzato l'idea di poter infastidire i primi due. Un successo, quello di Bersani, completo, che ha investito tutto il paese. Il nuovo segretario, infatti, ha sopravanzato Franceschini in ogni regione, collezionando alla fine 1.395.318 voti contro i 904.553 dell'avversario. Sgombrato il campo dai numeri, cosa cambia realmente nel futuro del maggiore partito d'opposizione?

Secondo molti il vero vincitore, in realtà, porta il nome e cognome di Massimo D'Alema che si reimpossessa delle chiavi del partito dopo la parentesi 'veltroniana' inziata con l'ex sindaco di Roma e poi proseguita con Franceschini. In attesa delle conferme del caso, con l'elezione di Bersani il Pd fa un passo indietro nella sua strategia politica. Se l'avvento di Veltroni aveva infatti favorito la linea del 'soli contro Berlusconi', con conseguente rottura (o quantomeno mancata alleanza elettorale) con la sinistra radicale, il nuovo corso sembra voler riaprire il dialogo col duo Rifondazione-Sinistra e libertà. Ma non solo, anche il rapporto con l'Italia dei Valori e l'Udc potrebbe farsi più solido già in vista delle prossime Regionali.

Del resto, l'intento è stato sottolineato dallo stesso Bersani il quale nelle prime dichiarazioni rilasciate dopo l'investitura ha ribadito di "voler ricreare lo stesso spirtito dell'Ulivo". Proprio gli incontri coi vari Di Pietro, Casini, Ferrero e Vendola sono in cima all'agenda del neo segretario del Pd. Una prima verifica dei rapporti di forza interni tra 'dalemiani' e 'veltroniani' arriverà in occasione della nomina dei nuovi capigruppo del partito. Antonello Soro ed Angela Finocchiaro, rispettivamente numero uno alla Camera e al Senato, hanno infatti scelto di rimettere il proprio mandato. "Sia io che Anna Finocchiaro abbiamo deciso dalla settimana scorsa di convocare l'assemblea dei parlamentari del nostro gruppo, rassegnare le nostre dimissioni e attivare la procedura di rinnovo delle cariche così come si fa all'indomani di un cambiamento importante di fase politica - ha detto Soro a Radio Radicale -. Personalmente aggiungo che non intendo riproporre la mia candidatura. Mi dimetto - spiega ancora il 60enne di Orgosolo - non per un contrasto politico né per un atto di straordinaria cortesia, ma semplicemente perché considero conclusa la fase politica che mi ha visto alla presidenza del gruppo e considero che il ricambio di classe dirigente fa parte della fisiologia democratica".

In quest'ottica, dando per scontata l'indisponibilità di Soro (che ha sottolineato l'intenzione di non riproporre la propria candidatura), molto dipenderà dalle scelte di Bersani. Se passerà una soluzione più aperta verso l'ala ora minoritaria del partito, ad un 'veltroniano' dovrebbe spettare la carica di capogruppo alla Camera (in quel caso possibile addirittura la nomina dello stesso Franceschini o comunque di un uomo di fiducia di Veltroni), considerata ramo del Parlamento più strategico rispetto al Senato. Se viceversa, come in molti sono pronti a giurare, D'Alema spingerà per tenere lontani gli 'avversari' dai posti che contanto, ecco che allora a Luigi Zanda (uomo di Franceschini) verrà garantito il controllo dei senatori con un una tra Rosy Bindi e Anna Finocchiaro destinata alla Camera. In ballo c'è anche la poltrona di presidente che sembra invece promessa ad una donna. Anche in questo caso, è ballottaggio Finocchiaro-Bindi con la "sconfitta" che si accontenterà di un ruolo di primo piano a Montecitorio.

[03-11-2009]

 
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