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La storia dei profughi afgani

tra il fango e i topi del campo ad Ostiense

Sono profughi di guerra da un paese dove vedrebbero la morte, sono circa un centinaio i cittadini afgani che da circa un anno vivono in questa cava di fango, insieme ai topi e all’immondizia. Vivono ai margini della nostra città, lasciati a loro stessi a due passi dal terminal della Stazione Ostiense.

Dormono in baracche di fortuna oppure in tende da campeggio fornite dall’associazione Medu di cui fanno parte i volontari che forniscono assistenza ai profughi.

“Le condizioni igienico sanitarie sono più che al limite, sono inaccettabili, non hanno acqua, non hanno bagni chimici. Sono persone che vivono così senza alcun tipo di sussistenza e quindi anche le condizioni di salute –spiega un medico volontario dell’associazione Medu- sono continuamente a rischio”.

Sono per la maggior parte giovani, alcuni di loro hanno studiato e hanno lasciato famiglia e figli che non vedono da mesi o da anni.

“Si io ho famiglia – racconta un profugo di 35 anni- ho una moglie e tre figli ma mi vergogno di raccontarle che vivo in queste condizioni, né tantomeno posso chiederle di venire qui, come faccio? Non vedete in che condizioni che viviamo!”.

L’aria oggi è umida in via Capitan Bavastro, la pioggia continua fino a tarda mattinata e rende ancora più difficile il lavoro dei medici volontari per via del fango. Ieri insieme ai profughi si erano opposti alle ruspe pronte a sgomberare il campo degli Afghani, poi lo sgombero è stato scongiurato all’ultimo minuto.

“Noi chiediamo che venga trovata una soluzione abitativa alternativa per queste persone, sono persone che per la maggior parte sono richiedenti asilo o rifugiati e hanno diritto all’accoglienza, lo dice la nostra stessa Costituzione, l’articolo 10, che noi abbiamo affisso qui in un manifesto.

 
 

[03-11-2009]

 
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