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Interrogato Piero Marrazzo

avrebbe pagato anche per la cocaina

Piero Marrazzo

Nel corso dell'interrogatorio durato tre ore, condotto dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli, l'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, ha cambiato versione, sostenendo di non aver subito un ricatto, ma una "rapina", e ammettendo di aver pagato non solo le prestazioni sessuali, ma "qualche volta" anche la cocaina, e che effettivamente, al momento dell'irruzione dei carabinieri, la droga si trovava all'interno dell'appartamento di via Gradoli.

Fino a ieri Marrazzo aveva sostenuto che la droga non c'era, mentre ora ammette di averla pagata e di averne fatto uso, anche se "solo un paio di volte". Con la transessuale Natalie aveva pattuito soltanto mille euro, il resto del denaro - racconta oggi - gli sarebbe stato "rubato" dai carabinieri, ma nell'ordinanza di custodia cautelare il gip Sante Spinaci aveva scritto che il prezzo pattuito per la sola prestazione sessuale era di 5 mila euro. Continua a sostenere, invece, che non si sarebbe accorto che qualcuno stesse girando un video.

Intanto tre imputati non parlano, un altro respinge l’ accusa di aver ricattato l’ex  governatore del Lazio Piero Marrazzo. Oggi l’interrogatorio di 4 dei 5 carabinieri indagati non offre colpi di scena. L’unico imputato che ha deciso di parlare è il militare accusato di aver messo a disposizione l’appartamento per far visionare il video compromettente , girato nella casa di via Gradoli.

Ai giudici Donato D’Autilia, che non è agli arresti, ha dichiarato di non sapere nulla del video in questione.
Diversa la linea scelta da Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

I giudici non hanno interrogato invece l’altro carabiniere coinvolto, Nicola Tamburino, accusato di aver cercato di vendere il video.

Per domani è previsto il pronunciamento del Tribunale del Riesame sulla revoca degli arresti presentata dai legali dei 4 militari  in cella.

I magistrati oggi hanno sentito anche un transessuale di nome Jennifer, indicato dai presunti estorsori come la persona che avrebbe dato loro il video.

Jennifer potrebbe essere a conoscenza di diverse cose, visto che viveva con un altro personaggio chiave della vicenda, Rino Cafasso, pusher e confidente delle forze dell’ordine, morto sembra di arresto cardiaco il 12 settembre, poco più di 2 mesi dopo la realizzazione delle immagini che hanno inguaiato Piero Marrazzo    
 

 
 

[03-11-2009]

 
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