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Il ruggito del maestro

Foto inedite di Angelo Novi sui set di Sergio Leone

di Alessandro Tiberi

Cento foto inedite sul cinema di Sergio Leone sono in mostra da alcuni giorni nello spazio espositivo di Cinecittà Due Arte Contemporanea, all'interno del centro commerciale a Roma.

Gli scatti, quasi tutti in bianco e nero, fermano momenti e atmosfere vissuti sui set dei capolavori del Maestro come “Il buono, il brutto, il cattivo”, pellicola caratterizzata dall’interpretazione sorniona e grintosa di un giovane Clint Eastwood (ma anche degli ottimi Gian Maria Volonté e Lee Van Cleef) e “C'era una volta il West”, che conferma ed infrange nello stesso tempo gli schemi del genere, inscenando la fine del West e del mito della Frontiera. In questo caso, l'icona Henry Fonda assume i tratti d'un assassino feroce ed inesorabile, il ligneo profilo di Charles Bronson gli si contrapppone in una cupa vicenda di vendetta e di morte, e fra loro una bellissima ed intensa Claudia Cardinale. Ed ancora “Giù la testa”, colorito e movimentato pot-pourri sulla rivoluzione ambientato nel Messico di Villa e Zapata, fra manierismo e ritualità, interpretato da Rod Steiger e James Coburn. E soprattutto “C'era una volta in America”. Frutto d'una lunghissima gestazione, quest’ultimo film colloca negli anni ruggenti del proibizionismo una storia di gangster ed amicizia che si dipana per quasi quattro ore tra piombo e sangue alla Damon Runyon ed intenerite parentesi di fitzgeraldiano struggimento. Il tutto, all'insegna di un'acuta cognizione della memoria di sapore proustiano, con il contributo di attori mirabili (De Niro è il più citato, ma James Woods gli tiene testa benissimo) e del suggestivo commento sonoro di Ennio Morricone. La parabola artistica di Leone si conclude qui: un infarto lo stronca nella sua casa romana il 30 aprile 1989, mentre è alla prese con il laborioso progetto d'un film incentrato sull'assedio di Leningrado. La tecnica innovativa di Sergio Leone, attenta al dettaglio dei gesti, delle facce e del silenzio, con dialoghi scarni, primi piani e campi lunghi ha segnato la storia del cinema ed è stata fonte di ispirazione per i registi del cinema postmoderno come ad esempio Quentin Tarantino.

Le fotografie in esposizione provengono dal Fondo Novi dell'Archivio fotografico della Cineteca di Bologna. "L'intento principale - spiega il curatore della mostra Gian Luca Farinelli - è quello di dimostrare quanto l'opera cinematografica di Leone sia compatta, coerente e organica. Le immagini sembrano tratte tutte quante dallo stesso set. Il bianco e nero invece è voluto, accentua il potere evocativo della fotografia. Anche le didascalie sono pochissime".

Angelo Novi, che era stato fotografo di cronaca prima di diventare fotografo di scena, era molto legato a Sergio Leone il quale, come molti grandi protagonisti del cinema, era molto scrupoloso e attento al dettaglio e, dice Farinelli, soprattutto, "molto affettuoso con gli attori".

Cinecittàdue Arte Contemporanea ospiterà la mostra, ad ingresso libero, fino al 30 gennaio 2010.

[03-11-2009]

 
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