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Un uomo da palcoscenico

Alla Casa dei Teatri mostra dedicata al grande scenografo Ezio Frigerio

Una mostra a tre dimensioni, con modellini, bozzetti, foto e elementi scenici per presentare lo scenografo Ezio Frigerio, che l'anno prossimo compirà 80 anni, tra teatro, a partire dall'incontro con Strehler, al cinema, in cui spicca “Novecento” con Bertolucci, aperta alla Casa dei Teatri sino al 6 dicembre.

A cura di Giorgio Ursini Ursich, la mostra romana racconta la storia di "un uomo da palcoscenico", come Frigerio si autodefinisce. Una storia "lunga e difficile da raccontare che ha a che fare con l'arte, la vita, l'artigianato", ma soprattutto con il teatro stesso e col cinema. Fondamentale per Frigerio, nato a Erba nel 1930, è stato l'incontro con Giorgio Strehler nel 1955 che lo sprona a dedicarsi alla scenografia e rimane per lui figura fondamentale

di maestro e amico. Al Piccolo di Milano firma come costumista tutti gli spettacoli dal 1955 al 1959, cominciando nel frattempo ad affermarsi anche sulla scena nazionale. Dal 1960 lavora alle scenografie di alcuni dei più importanti spettacoli teatrali dell'epoca. E' del 1962 il felice incontro con Vittorio De Sica, che segna il suo esordio al cinema, cui seguiranno collaborazioni con Mauro Bolognini, Franco Rossi, Renato Castellani, Volker Schlndorff, Bernardo Bertolucci e Jean-Paul Rappeneau.

La sua attività esce dai confini nazionali per affermarsi in Europa, all'Opera di Parigi dove cura le scenografie di numerosi balletti di Rudolf Nureiev e al Theatre Nationel Populaire di Villeurbanne di Lione. Il percorso espositivo comprende 22 modellini - alcuni di grandi dimensioni, di cui molti relativi a spettacoli di Strehler e opere liriche  e circa una sessantina di bozzetti e foto di scena. Una sala è dedicata allo spettacolo "Arlecchino, servitore di due padroni" nelle varie edizioni curate da Strehler. Sono presenti video di spettacoli in loop e, com'é consuetudine alla Casa dei Teatri, la mostra é corredata da una rassegna video on demand.

Per Frigerio, usando le sue parole, la scenografia si lega allo  svolgimento spaziale e temporale dello spettacolo, costituendo un "linguaggio per l'occhio", vera e propria interpretazione del dramma, frutto di una  "ricerca che ha avuto come obiettivo costante l'individuazione dell'essenzialità dell'immagine" per arrivare a una scenografia che sia "umana, effimera, mortale. E' questa la sua forza".
 
 

[03-11-2009]

 
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