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L'universo di Alexander Calder

L’inventore della scultura in movimento

Di Manuela Navazio

Alexander Calder, inventore della scultura in movimento, per la prima volta a Roma, protagonista di una mostra a Palazzo delle Esposizioni. Il suo famosissimo “Mobile”, la più rilevante innovazione espressiva della modernità, e “Stabile”, le sue sculture realizzate con il fil di ferro, i bronzi, le gouache, i disegni e i dipinti ad olio, sono esposti in una rassegna che ricostruisce le tappe fondamentali del suo percorso artistico, curata da Alexander S.C. Rower, Presidente della Fondazione Calder di New York.

Morto nel 1976, Calder abbraccia gran parte del Novecento. E' uno dei più celebri scultori del nostro tempo anche per aver elaborato una nuova tecnica di scultura: delineare le masse suggerendone il volume con poche linee di filo metallico. In queste opere l'artista armonizza forma, colore e movimento in un insieme essenziale, concepito dallo stesso Calder come un "universo", dove "ogni elemento può muoversi, spostarsi, oscillare avanti e indietro in un rapporto mutevole con ciascuno degli altri elementi".

La sua fama nasce appunto con l'invenzione da queste sculture mobili composte da elementi astratti che, sospesi, si muovono seguendo un'armonia equilibrata e sempre diversa. Tra le sue opere anche la realizzazione di sculture monumentali per esterni utilizzando lamiera di acciaio e bulloni. Oggi i suoi magnifici titani abbelliscono le piazze delle città di tutto il mondo, con la loro inconfondibile esuberanza, vigore, umorismo, allegria intesa come forza vitale.

Al Palazzo delle Esposizioni troviamo esposte oltre cento opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private articolate in un itinerario cronologico mirato a indagare l'intero percorso creativo dell'artista a partire dagli anni Venti. Una cospicua selezione dei suoi lavori più importanti, comprese alcune delle sculture esposte al Museum of Modern Art nel 1943. Presentati anche aspetti meno noti della sua attività, con gruppi di opere raramente visibili dal grande pubblico.

L’esposizione si apre con le sculture in filo di ferro di acrobati, animali e ritratti, realizzate soprattutto negli anni Venti a Parigi, in alcune delle quali per la prima volta è contemplato il movimento in una dimensione di gioco e di divertita ironia. Una serie meno nota di piccoli bronzi del 1930 con figure di contorsionisti e acrobati, permette di osservare come l'artista abbia declinato l'idea di movimento tramite la sperimentazione di tecniche diverse. L'adesione di Calder all'Astrattismo, avvenuta dopo la visita allo studio parigino di Mondrian, viene documentata da un'importante selezione di opere. Attraverso alcuni capolavori realizzati intorno alla metà degli anni Trenta, si può seguire l'interesse di Calder per le forme biomorfiche e la sua vena surrealista. Tra queste, “Gibraltar”, “Tightrope”, “Yellow Panel” e “Orange Panel”, tutte del 1936.

Una selezione degli esemplari più  rappresentativi risalenti a periodi diversi si snoda lungo tutto il percorso espositivo, dall’”Arc of Petals” del 1941, a “Cascading Flowers” del 1949, fino a “Le 31 Janvier” del 1950 e “The Y” del 1960. Ugualmente è esposta una significativa selezione di “Stabile”, le sculture da terra così nominate da Hans Arp. Da quelle risalenti alla seconda metà degli anni trenta, come “Black Beast” o “Hollow Egg” del 1939, sino alle più recenti “Cactus” del 1959 o “La Grande Vitesse” del 1969. La pittura, che l'autore ha espresso soprattutto attraverso il mezzo agile e dinamico della gouache su carta, viene documentata nel suo sviluppo cronologico.

La mostra chiuderà i battenti il prossimo 14 febbraio.

Martedì, mercoledì, giovedì: 10.00 - 20.00.

Venerdì, sabato: 10.00 - 22.30.

Domenica: 10.00 - 20.00.

Lunedì: chiuso.

L'ingresso è consentito fino a un'ora prima della chiusura.

[29-10-2009]

 
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