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La maglietta rossa

di Mimmo Calopresti. Con Adriano Panatta

di Rosario Sparti 

Nel finale di Coppa Davis tra Italia e Cile nel 1976, Panatta e Bertolucci sfidarono il regime indossando una maglietta rossa. Il racconto dei protagonisti e dei testimoni di un evento che mise in discussione la retorica nazionalista e qualunquista dello sport. Dopo aver seguito le disgrazie delle vittime della Thiessen-Krupp, il regista Mimmo Calopresti ritorna al documentario, con questo docu-film fuori concorso, mescolando un tema leggero come il tennis alla battaglia politica. Il clima è quello teso e fortemente politicizzato dell’Italia degli anni ’70, in cui anche una partita di tennis poteva assumere un forte valore simbolico contro il regime sanguinario di Pinochet. Lo striscione “Panatta milionario, Pinochet sanguinario” ben esemplifica l’atmosfera di quei giorni che il regista, attraverso una serie di testimonianze e filmati d’epoca, sapientemente illustra. 

Adriano Panatta, ripreso in Super8 da un cineamatore, durante quel famoso match, insieme a Pietrangeli il più forte tennista italiano di tutti i tempi, decide d’indossare una maglietta rossa: un gesto più provocatorio che politico. Un piccolo momento intorno al quale ruota il racconto a ruota libera di Panatta che racconta della sua carriera, di quei giorni e di come il tennis si sia trasformato negli anni.

 

Un lavoro brillante è stato fatto nella ricerca del materiale di repertorio, con perle umoristiche come il filmato del Duce che gioca a tennis senza mai usare il rovescio, così come sono riusciti gli interventi comici dell’amico Paolo Villaggio. In questa atmosfera anni ’70 tra politica e musica il regista traccia il profilo di questo tennista, vissuto come una rockstar, che riesce a trasformare uno sport elitario in popolare coinvolgendo il pubblico, in maniera similare a quello che fuori dall’Italia stava facendo Borg.

 

**1/2

 

[23-10-2009]

 
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