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Alza la testa

di Alessandro Angelini. Con Sergio Castellitto, Giorgio Colangeli

di Rosario Sparti

Mero, operaio specializzato in un cantiere nautico, è un padre single. Lorenzo, il figlio nato da una relazione con una ragazza albanese, è la sua unica ragione di vita e il sogno dell'uomo è che il ragazzo diventi un campione di boxe, riscattando così la sua anonima carriera da dilettante. Con il ritorno della madre Denisa le cose non andranno come previsto e dovrà confrontarsi con il dolore, con i propri pregiudizi e con la lontananza del nostro Nord Est.

Angelini ritorna al Festival di Roma dopo aver fatto bene con il suo esordio L'ARIA SALATA, da cui eredita la presenza di Giorgio Colangeli e la volontà di raccontare una appassionata relazione padre-figlio. Lo sguardo del regista, tendente all'intimità documentaristica, quì sceglie d'avventurarsi nel racconto d'una ossessione, una magnifica ossessione per le seconde possibilità.

In questo caso Sergio Castellitto, ottimo come sempre, ritrae un personaggio in credito con la vita, con una sfrenata voglia di riscattarsi tramite gli altri, prima col figlio che modella come boxeur e poi con una serie di strani incontri. Il film sembra essere diviso in due sezioni, in due storie diverse, il cui collante non è solo la prova attoriale del protagonista ma questa fame di rivincita che pian piano diventa il perno della pellicola.

Questa storia ai margini della società spesso colpisce al cuore, nonostante imperfezioni della sceneggiatura a volte eccessivamente programmatica o ripetitiva, riuscendo nell'intento di emozionare e raccontare una Italia poco vista attraverso una chiave realistica similare a certo cinema di Mazzacurati.

**1/2

[21-10-2009]

 
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