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American prince/american boy: a profile of Steven Prince

Il documentario perduto di Martin Scorsese

 di Rosario Sparti

Nella sezione Extra, curata da Mario Sesti, quest'anno è presente una piccola perla a molti sconosciuta: un documentario perduto di Martin Scorsese del 1978. Dopo aver girato NEW YORK, NEW YORK il regista americano si è dedicato ad un opera incentrata su un suo bizzarro amico, un documentario mai distribuito e circolato tra i cinefili solo sotto forma di bootleg.

Al centro di AMERICAN BOY è la figura di Steven Prince, un uomo che dopo aver spacciato e provato ogni possibile droga, aver attraversato anni di pesante tossicodipendenza da eroina, aver ucciso un rapinatore con 6 colpi di 44 magnum, aver assistito alla morte di un bambino fulminato dall'alta tensione di fronte ai suoi occhi, aver salvato un amica da una pesante overdose piantandogli una siringa di adrenalina nel cuore (scena che Tarantino ha rubato e copiato in PULP FICTION), è ancora vivo e ce lo racconta attraverso una serie di incredibili monologhi.

A distanza di trent'anni continua a raccontarci le sue storie, riprendendo le fila da dove aveva interrotto il racconto, nel documentario parallelo AMERICAN PRINCE di Tommy Pallotta, dove a svolgere il ruolo di intervistatore stavolta è il regista Richard Linklater. Steven Prince, apparso tra l'altro nel ruolo di venditore d'armi in TAXI DRIVER, oggi fa il costruttore di case e riparatore di piscine, la sua vita è molto più tranquilla e ci fa sapere d'aver capito che tutto nella vita si può riparare.

**1/2

[17-10-2009]

 
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