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Riscoperti, i movimenti Dada e Surrealismo

al Complesso del Vittoriano mostra curata da Arturo Schwarz

di Manuela Navazio
 
Le opere più famose e più  popolari ci sono tutte, dalla Gioconda con i baffi e l'orinatoio trasformato in fontana di Marcel Duchamp, al metronomo con l'occhio di Man Ray, il castello sospeso di Magritte. Ma la vera cifra della grande mostra che il Complesso del Vittoriano dedica a Dada e Surrealismo è forse nella completezza. Con una valanga di opere (oltre 500 provenienti da musei di tutto il mondo) e di autori diversi che ricostruiscono passo passo il percorso dei due movimenti che animarono e rivoluzionarono il Novecento attraversandone una lunga parte.

Occasione per conoscere dal vivo pezzi resi universali dalla loro fortuna iconografica, quindi, come la “Ruota di Bicicletta” di Duchamp, primo “Readymade” della storia (siamo nel 1913), o ancora “La Bocca” di Man Ray. Ma anche, come indica volutamente il sottotitolo della rassegna per “riscoprire” i due movimenti, curiosando tra i lavori e le sperimentazioni dei tanti, meno conosciuti o storicamente meno importanti che comunque vi militarono contribuendo decisamente a precisarne l'etica e l'estetica.

“Movimenti complessi e difficili da inquadrare solo come correnti artistiche, interessati entrambi a proporre una filosofia della vita - ha spiegato il curatore dell’iniziativa Arturo Schwarz - Dada e Surrealismo ebbero tra loro un rapporto sia di continuità sia di rottura”. Diversa la filosofia che li animava, con Dada puntato ad una "rivolta per la rivolta" senza secondi fini e senza in molti casi "alcuna ambizione di carattere etico o estetico", e il Surrealismo caratterizzato invece decisamente dall'impegno, l'engagement a tutti i livelli, anzitutto etico e politico.

La mostra del Vittoriano li racconta, partendo dai tanti precursori e compagni di strada, da Chagall a De Chirico, Moreau, Kandisky, Klee, Munch. E poi ne segue lo sviluppo, con i protagonisti del Dada a New York nel 1916, prima ancora che a Zurigo, con Duchamp e Man Ray, ma anche Jean Crotti, Picabia, Beatrice Wood. Esposizione fittissima, volutamente un po' caotica, che punta a ricostruire le diverse celeberrime mostre che fecero la storia di questi movimenti. E che riesce a ricostruirne l'atmosfera di creatività ribollente e disordinata, sottolineandone l'attualità e la carica eversiva. Dalla prima esposizione di Berlino nel 1920 alla prima collettiva surrealista che si inaugurò a Parigi nel 1925 con protagonisti del calibro di Picasso, Mirò, Arp, De Chirico. E poi a seguire con l'International Surrealist Exhibition, la più importante antologia del movimento allestita tra le due guerre, e quindi le importanti collettive del secondo dopoguerra.

Pensato anche per le giovani generazioni e le scuole, con tante didascalie, filmati, istallazioni e una sezione dedicata a tutte le pubblicazioni dada e surrealiste (con moltissimi pezzi della collezione personale di Scwharz) il percorso si chiude con l'ultima mostra diretta da Breton a Parigi, nel 1965, nove mesi prima della sua morte.

Una mostra di ampio respiro, dunque, con la quale Roma torna ad essere protagonista nel panorama europeo.

Costata oltre 2 milioni di euro, con contributi anche dal Ministero dei Beni Culturali e dagli enti locali, rimarrà aperta fino al prossimo 7 febbraio.

Obiettivo, 200 mila visitatori.

Orario: dal lunedì al giovedì  9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.30; domenica 9.30 – 20.30

Per informazioni: tel. 06/6780664 
 
 

[16-10-2009]

 
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