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La pittura di un impero

La grandiosità di Roma in mostra alle Scuderie del Quirinale

di Manuela Navazio

Magica ed evocativa, la grandiosità  della pittura di Roma e del suo Impero arriva per la prima volta in mostra alle Scuderie del Quirinale nel suggestivo

allestimento di Luca Ronconi. Un centinaio di straordinari reperti, provenienti dai siti archeologici e dai musei di tutto il mondo, per raccontare fino al 17 gennaio, cinque secoli di storia antica (dal III secolo a.C. al II secolo d.C.) e

ipotizzare un filo comune del linguaggio pittorico che giunge a toccare la Rinascenza e la modernità.

L'importante esposizione è stata inaugurata nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è rimasto letteralmente "incantato" da quella carrellata di meraviglie, mai viste riunite tutte insieme. La pittura classica é infatti difficile da rappresentare, soprattutto perché poco si è conservato nei millenni delle preziose tavole e degli affreschi. I quali ancora oggi sono una testimonianza eccezionale della vita civile dell'antica Roma, tramandata nella storia più recente solo attraverso un'immagine spesso troppo  militaresca e caricaturale.

L’esposizione alle Scuderie cerca così di restituirne la complessità, grazie a un'espressione artistica in gran parte perduta, ma capace di rimandare alle radici della civiltà occidentale, alla Grecia di Polignoto, Zeusi, Apelle, Parrasio, che forse superarono gli splendori di Raffaello e Michelangelo. A farcela intuire ecco quindi quel poco che rimane della pittura romana, rappresentata dalle opere più rappresentative, scelte per illustrare i modelli e i temi più diffusi della decorazione e del paesaggio. Ma anche i bellissimi ritratti, messi per la prima volta a confronto con le magnifiche, e tarde, tavole a encausto rinvenute nell'oasi egiziana di Feyyum.

Un'arte piena di colore che dal mondo greco aveva ereditato tecniche espressive raffinate, come appunto l'encausto che mescolava il colore alla cera per effetti ancora adesso straordinari, e la capacità di rendere col chiaroscuro perfino l'impressionismo più marcato.

Ma quella dei grandi dipinti parietali con cui si apre il percorso espositivo è una dimensione diversa. Provengono dalle abitazioni, dalle magnifiche ville in cui i proprietari andavano a riposarsi dopo le fatiche della politica. Per tal motivo, l'atmosfera che si voleva ricreare era quella delle dimore degli

dei, adottando un sistema surreale di raffigurazione. Sulle pareti le figure e le cose dovevano avere la stessa essenza dell'aria. Nature morte, paesaggi, scene mitologiche vi appaiono come sospese nell'universo. Basti pensare agli affreschi rinvenuti nella Villa di Agrippa Postumo a Boscotrecase o a Villa Farnese, che potrebbero essere di Ludius o Studios, un grande pittore

documentato da Plinio. Paesaggi che si stagliano su un fondo nero come lame di luce e personaggi che paiono riposare sul vuoto, un senso fluttuante mirabilmente reso da Luca Ronconi, che ha giocato con le luci proprio per restituire ai preziosi reperti la loro intrinseca luminosità, riuscendo a far cadere ogni diaframma tra l'opera e chi l'ammira.

“Roma. La pittura di un Impero”.

Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00. Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30.  

L'ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura.

[28-09-2009]

 
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