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Onu-Iran, nuova tensione sul nucleare

Teheran annuncia un secondo sito, Obama attacca

di Filippo Pazienza

Tornano a farsi incandescenti i rapporti tra l'Iran di Mahmoud Ahmadinejad e la comunità internazionale. Il motivo, dopo le polemiche sui fatti legati alle elezioni presidenziali, rimanda al nucleare. Proprio all'indomani dell'accordo, raggiunto dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, sul disarmo e la non proliferazione, infatti, Teheran ha reso noto di possedere un secondo sito per l'arricchimento dell'uranio. L'annuncio è stato dato da Marc Vidricaire, portavoce dell'ente di controllo delle Nazioni unite, in riferimento ad una nota trasmessa il 21 settembre dall'Iran al direttore generale dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) Mohamed El Baradei. Questo nuovo impianto, di cui è stata rivelata solo l'esistenza senza fornire ulteriori informazioni, segue quello ormai noto di Natanz (nella zona centrale del paese) per il quale l'Iran è già stato sanzionato per non aver interrotto l'arricchimento e per non aver rivelato gli obiettivi dell'attività nucleare nonostante la presenza degli ispettori dell'Aiea (ostacolati negli interventi più importanti del loro mandato).

Un affronto, l'ennesimo, in piena regola quello portato avanti dal numero uno della Repubblica islamica, Mahmoud Ahmadinejad. Il tutto, non casualmente all'indomani dell'annuncio del presidente americano, Barack Obama, sull'accordo siglato (all'unanimità) a New York nella prima sessione di lavoro del Consiglio di Sicurezza dell'Onu guidata da un inquilino della Casa Bianca: "Ho convocato questo vertice per poter affrontare al più alto livello una minaccia fondamentale alla sicurezza di tutte le nazioni: la diffusione e l'utilizzo delle armi nucleari". Il testo, proposto dagli stessi Usa, chiede "ulteriori sforzi nell'ambito del disarmo nucleare" esortando tutti coloro che non l'hanno ancora fatto a firmare il Trattato di Non Proliferazione (TCP) sottoscritto il 1-7-1968 ed entrato in vigore il 5-3-1970. Chiaro, in questo senso, il riferimento a realtà emergenti nel settore come India, Pakistan e Corea del Nord oltre allo stesso Iran (i 5 membri permanenti Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia sono tutti dotati di ordigni nucleari).

L'ammissione iraniana, quindi, non deve essere letta come un passo di avvicinamento, anzi. Teheran (come riporta il Corriere della Sera), era da tempo a conoscenza di attività di intelligence portate avanti soprattutto da Usa e Gran Bretagna che avevano ormai accertato la presenza di un secondo sito fino ad oggi clandestino. Da qui la scelta quasi obbligata di renderne nota l'esistenza. Il problema, però, è legato alla volontà di Teheran di non fornirne l'ubicazione, mentre per quanto concerne gli scopi, l'Iran ha reso noto che l'arricchimento dell'uranio riguarda solo la necessità di produrre energia ad uso civile. Spiegazione che, ovviamente, convince poco (forse per nulla) la comunità occidentale.

Da Pittsburgh, dove ha aperto i lavori del G20, è arrivata pronta la risposta di Obama: "Ci aspettiamo un’immediata investigazione sull’impianto atomico costruito segretamente da Teheran. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno presentato alle autorità internazionali le prove che l’Iran ha nascosto per anni la costruzione di un sito per l’arricchimento dell’uranio nei pressi della località di Qum. L’Iran ha diritto a perseguire il nucleare civile, ma che la costruzione segreta di questi impianti costituisce una violazione delle norme internazionali". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Francia (Sarkozy ha proposto un inasprimento delle sanzioni) e Gran Bretagna ("Non dobbiamo perdere tempo, tracciando una linea che l'Iran non deve oltrepassare", ha sostenuto il premier Gordon Brown).

L'Italia, tramite una nota della Presidenza del Consiglio, appoggia la linea dei tre alleati: "La dichiarazione è stata fatta da questi tre Paesi in quanto gli unici che dispongono di apparati e informazioni di intelligence sulla questione. L'Italia è contraria a che l'Iran sviluppi un programma militare nucleare e auspica che Teheran faccia piena chiarezza sul suo programma nucleare, come richiesto dall'Agenzia internazionale dell'energia atomica e dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il governo italiano si augura che la prossima tornata di trattative, che inizierà il 1° ottobre, faccia chiarezza anche su questo punto". La prossima tappa porta dritti a Ginevra, dove il 1° ottobre le due parti (Iran e Consiglio di Sicurezza allargato alla Germania) torneranno a discutere il dossier nucleare. La sensazione, un refrain quando c'è di mezzo Ahmadinejad, è che la storia non sia destinata a finire qui.

[25-09-2009]

 
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