di Rosario Sparti
All’inizio degli anni sessanta Arturo e Luciana, fratello e sorella, comunisti convinti e appassionati, seguono insieme la cronaca della corsa allo spazio, tifando per i cosmonauti sovietici. A poco a poco però, mentre crescono, il rapporto tra i due si complica: Luciana, adolescente aggressiva e spregiudicata, comincia ad avere i primi fidanzati e a vergognarsi sempre di più di quel buffo fratellone che invece, forse per via dell’epilessia, sembra non maturare mai.
Preceduto dal delizioso cortometraggio d’animazione SPUTNIK 5, diretto dalla stessa regista, l’opera d’esordio di Susanna Nicchiarelli, che ha vinto il premio Controcampo Italiano all’ultimo festival di Venezia, è una piccola opera delicata che, grazie ad un’ottima colonna sonora curata da Max Casacci, si trasforma, secondo le parole della regista, in un “musicarello” sul PCI.
L’impressione, a tratti, è infatti quella di vedere una sorta di amarcord comunista che vive sotto traccia all’educazione sentimentale della protagonista, interpretata dalla brava Miriana Raschillà. Questa ricostruzione storica legata ad una Italia che non esiste più, è filtrata attraverso lo sguardo della protagonista e quello speculare del fratello, ambedue rappresentanti d’una alterità rispetto alla società, elemento che li avvicina a quei cosmonauti sovietici che con immagini di repertorio il montaggio sapientemente alterna alla narrazione. Allontanandosi dal valore dell’ideologia questa storia con humour e sensibilità fiabesca mostra il superamento d’una linea d’ombra, passata la quale la protagonista intuisce che per crescere bisogna tener conto delle proprie e altrui debolezze, imparando a fare i conti con le sconfitte.
La regista, sfruttando volti noti come Sergio Rubini e Claudia Pandolfi, realizza una opera di debutto insolita per il cinema italiano, senza sguardi all’autobiografia né nostalgie ma solo una sensibilità ed una ironia di rado utilizzati in queste occasioni. Uno sguardo senz’altro debitore a Kaurismaki, la prima Campion, Nichols o film come GOOD BYE LENIN, che riesce a nascondere il budget ridotto dell’opera così come le debolezze che rendono il film imperfetto ma dal cuore matto.

[24-09-2009]
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