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Tra Fini e Berlusconi, il centrodestra si interroga

Il leader di An sempre più distante dalla linea del Premier

di Filippo Pazienza

Se non è una resa dei conti, poco ci manca. All'interno del centrodestra si sollevano interrogativi importanti riguardo al rapporto tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Un tempo stretti da un'alleanza di ferro, i due maggiori leader della maggioranza hanno ormai imboccato strade sempre più distanti. Noto, e non da oggi, negli ultimi giorni lo "strappo" ha subito una forte accelerata, diventando più manifesto rispetto al passato. Artefice sempre lui, Vittorio Feltri, che dopo il "caso Boffo" si conferma vera e propria mina vagante della politica italiana. Tutto, infatti, parte dalle colonne del Giornale che il 7 settembre sbattono in prima pagina il "compagno Fini", con ovvio riferimento alle posizioni sempre più divergenti (rispetto al Pdl) assunte dal Presidente della Camera.

In primis l'apertura al diritto di voto (alle amministrative) per gli immigrati, poi i vari provvedimenti presi dal Governo in tema di immigrazione. Infine il biotestamento, dove Fini si è sempre detto convinto di "voler migliorare il testo approvato dal Parlamento. Credo che non si tratti di favorire la morte ma di prendere atto dell'impossibilità di impedirla, affidando all'affetto dei familiari e alla scienza dei medici la decisione". In realtà, lo "sganciamento" di Fini risale a molto prima. I primi scricchiolii si sono avvertiti già lungo il cammino che ha portato alla fusione tra An e Forza Italia con la conseguente nascita del Pdl. Non è casuale, anche se spesso è sfuggito ai più, l'assenza del nome di Gianfranco Fini sia dalla Direzione nazionale del partito che dall'Ufficio di Presidenza. Il delfino di Almirante, indispettito, ha lasciato ai vari Gasparri, La Russa e Alemanno il compito di tessere i rapporti con l'altra anima del centrodestra che Fini, in fondo, non ha mai riconosciuto come affine alla sua.

I suoi detrattori parlano di puro opportunismo politico. I fedelissimi (Il Secolo, la Fondazione FareFuturo) sostengono la bontà di convinzioni profonde e maturate nel corso del tempo. Probabilmente, come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Feltri ha parlato esplicitamente di un Fini che, appurata la difficoltà nell'ereditare la leadership di Berlusconi, avrebbe alzato il mirino puntando direttamente il Quirinale. In quest'ottica, sempre secondo il direttore del Giornale, si spiegherebbe il cambio di rotta avente come obiettivo l'imbonimento della Sinistra (Parlamentare e non) per un futuro ruolo di Capo dello Stato. Al di là delle supposizioni, un elemento appare ormai certo. Quel percorso di successione a Berlusconi quale futura guida del centrodestra, scontato fino a qualche anno fa, si è arricchito nel corso degli anni di ostacoli imprevisti. Impedimenti che non hanno solo un nome e un cognome (Roberto Formigoni o Giulio Tremonti, tanto per citare due esempi) ma hanno assunto col tempo anche le vesti dei temi più importanti all'ordine del giorno rispetto ai quali Fini si è dimostrato via via distante dal resto della coalizione. E' altrettanto chiaro che Fini non vede di buon occhio l'alone di continua polemica che ormai accompagna ogni uscita del Presidente del Consiglio, situazione incompatibile con l'immagine di "rettitudine morale" che Fini ha sempre voluto offrire. 

Il numero uno di An pensa ad una destra moderna, più aperta su alcuni punti (immigrazione, rapporto Stato-Chiesa, temi sociali) e soprattutto maggiormente disposta al dialogo interno, meno succube di un leader "assoluto". Il riferimento, peraltro mai nascosto, va dritto alla "droite française" di Nicolas Sarkozy. Ecco che allora, in risposta alla volontà di Berlusconi di smorzare sul nascere la polemica ("E' tutto a posto, solo qualche fraintendimento"), Fini non l'ha mandata a dire: "Tutto bene? Non è tutto a posto, anzi..I problemi politici ci sono ed è paradossale che Berlusconi li neghi". "Democrazia interna", il concetto su cui Fini insiste ancora: "Ieri a Berlusconi (9 settembre, ndr) ho detto che dal 27 marzo non si è deciso nulla ed il punto è proprio questo: non è possibile che non si sia deciso nulla, il partito non è un organigramma. Serve un cambio di marcia, un dibattito interno". Quanto alla giustizia, altro tema scottante legato a Berlusconi, il Presidente della Camera è stato perentorio: "Mai, mai, mai dare l'impressione di non avere a cuore la legalità e la verità. Sono convinto quanto voi dell'accanimento giudiziario contro Berlusconi, ma non dobbiamo lasciare nemmeno il minimo sospetto sulla volontà del Pdl di accertare la verità sulle stragi di mafia. Se ci sono elementi nuovi, santo cielo se si devono riaprire le indagini, anche dopo 14-15 anni! Soprattutto se non si ha nulla da temere, come è per Forza Italia e certamente per Berlusconi".

[11-09-2009]

 
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