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Feltri vs Boffo, si dimette il direttore di Avvenire

Decisivo il rovente botta e risposta degli ultimi giorni

 di Filippo Pazienza

Si è conclusa con le dimissioni di Dino Boffo la telenovela che ha visto l'ormai ex direttore di Avvenire finire nel mirino del Giornale di Vittorio Feltri. Il tutto al termine di una querelle che ha presto assunto significati politici nemmeno troppo velati. Un teatrino, l'ennesimo, di "botta e risposta" che francamente denota un mondo politico, quello italiano, sempre più lontano dai binari che gli spetterebbero. "Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani. La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere". Con queste parole, affidate ad una lettera indirizzata al Cardinal Bagnasco, presidente della Cei, Boffo ha lasciato la direzione di Avvenire sganciandosi anche da Tv2000 (l'emittente dei vescovi) e Radio Inblu (network di radio locali sempre nell'orbita di Sat200).

I fatti, ormai noti, meritano non uno ma due passi indietro per essere interpretati. La diatriba tra il settimanale della Conferenza episcopale italiana e il quotidiano diretto da Vittorio Feltri affonda infatti le sue radici nel contesto di veleni, ripicche e attacchi mediatici che vede ormai da mesi protagonista il panorama politico italiano. In estate, Avvenire si schiera tra i detrattori della condotta morale del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, finito nell'occhio del ciclone per i noti fatti di cronaca. La questione, soprattutto dal punto di vista di una realtà come Avvenire (per forza di cose vicina alla Chiesa), in un attimo passa dal piano politico a quello morale. Il percorso inverso, sotto un certo punto di vista, lo compie il quotidiano di Via Negri, il cui editore è Paolo Berlusconi, fratello del premier. Feltri decide così di schierarsi apertamente andando a caccia di elementi che gli consentano di mettere in risalto come, anche dall'altra parte, non tutto funzioni in maniera "moralmente impeccabile".

L'occasione giusta, secondo Feltri, si materializza in quella che Il Giornale presenta come un'informativa proveniente da un fascicolo giudiziario avente come oggetto una vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto Boffo tra il 2001 e il 2002 e che ha avuto come epilogo un rinvio a giudizio - riferisce il quotidiano di Feltri - disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto 2004. Alla base della vicenda c'è la querela di una signora di Terni "destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione». Il Giornale riferisce che Boffo chiese il patteggiamento pagando poi un'ammenda di 516 euro. Feltri passa dalle parole ai fatti uscendo col titolo "Il supermolarista condannato per moelstie" nell'edizione del 28 agosto scorso.

L'articolo, ovviamente, provoca la pronta risposta di Boffo: "La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente Il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda". In seguito l'ex direttore di Avvenire bolla il documento come "bufala, emerita patacca" preannunciando azioni legali contro Vittorio Feltri. Il 1 settembre, l'attuale Gip di Terni, Pierluigi Panariello, mette però a disposizione dei giornalisti il provvedimento, emesso dal gip del tribunale di Terni, Augusto Fornaci, in data 9 agosto 2004, che certifica il rinvio a giudizio con conseguente condanna a carico di Boffo del "reato di cui all’articolo 660 c.p" (molestie).

Il caso divide in due il mondo politico e suscita anche la reazione del Vaticano che, per bocca del Papa, si affretta a rassicurare circa la bontà del rapporto con la Cei, esprimendo "stima e gratitudine per l'impegno della Conferenza episcopale italiana e del suo presidente". Incassato l'appoggio dell'opposizione, Dino Boffo riceva parole di apprezzamento anche dall'ala cattolica della maggiornza, in primis il Sottosegretario di Stato alla Salute e Politiche sociali, Eugenia Roccella : "Esprimo tutta la mia amicizia e solidarietà al direttore di Avvenire che non merita nè umanamente nè professionalmente un attacco simile". Il Presidente del Consiglio nega che ci sia la sua regia dietro l'attacco di Feltri e al tempo stesso, supportato dal Vaticano, rifiuta qualsiasi ipotesi di "strappo" col mondo cattolico avanzata dopo l'assenza di Berlusconi alla cena col Cardinal Bertone in occasione della Festa della Perdonanza all'Aquila.

Il resto è storia di ieri. con la decisione di Boffo di rimettere il mandato nella mani del Cardinal Bagnasco e la duplice. e ovviamente opposta, reazione delle due parti in causa. "Vittorio Feltri vince la sua prima battaglia da quando ha preso le redini del quotidiano di via Negri" commenta Il Giornale. "Si è dimesso il direttore Boffo: scelta serena e lucida" è invece il titolo di prima pagina che campeggia invece sul sito di Avvenire. La Cei, dal canto suo, conferma la "profonda gratitudine per l'impegno profuso in molti anni con competenza, rigore e passione, nel compimento di un incarico tanto prezioso per la vita della Chiesa e della società italiana, ed esprime l'inalterata stima per la sua persona, oggetto di un inqualificabile attacco mediatico". Nel valzer di dichiarazioni, si inserisce anche quella dell'attuale Gip del Tribunale di Terni, Pierluigi Panariello, il quale sottolinea: "Ho solo fatto il mio dovere per fare chiarezza, per quanto possibile, dopo avere letto delle cose non corrette da un punto di vista tecnico. Tutto qui".

[04-09-2009]

 
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