
E' il secondo test del DNA e anche questa volta dà ragione agli investigatori e peggiora la posizione di Luca Bianchini, accusato di aver compiuto almeno tre violenze sessuali negli ultimi mesi. L’ennesimo esame conferma la corrispondenza tra il dna di Bianchini e quello prelevato dai reperti biologici delle vittime.
La compatibilità – secondo gli investigatori – sarebbe la massima statisticamente rilevabile e non lascia dunque spazio a dubbi sulla colpevolezza del 33 enne. A rafforzare le accuse, poi, un’altra prova: le impronte digitali lasciate su un nastro isolante, lo stesso utilizzato per immobilizzare e imbavagliare le donne durante gli stupri. Un’impronta che, anche qui, non lascerebbe spazio a altre possibili interpretazioni e che riguarda la violenza consumata ai danni di una studentessa in zona Torcarbone nella notte tra il due e il tre luglio.
Dopo i risultati del test del DNA i difensori di Luca Bianchini hanno già giocato un’altra carta: hanno infatti chiesto l’esame medico-legale, che potrebbe essere propedeutico per un accertamento psichiatrico. La strategia della difesa sembrerebbe puntare al riconoscimento di problemi psichici.
UN TENTATO STUPRO IN UN GARAGE
[30-07-2009]
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