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Tubercolosi nei campi nomadi

accordo in Campidoglio per arginare la malattia, stanziati 130 mila euro

Individuare precocemente la malattia per poterla curare adeguatamente. E’ questo l’obiettivo dell’accordo siglato ieri in Campidoglio, da Comune e Regione, per arginare il fenomeno tubercolosi nei campi rom.

Il progetto, al quale parteciperanno anche l’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani, l’agenzia di sanità pubblica Laziosanità e le Asl romane, partirà a settembre e prevede tre fasi. Innanzitutto la formazione degli operatori sanitari che dovranno interagire con le popolazioni rom, poi la sensibilizzazione di queste ultime sul problema, infine la diagnosi con il conseguente trattamento sanitario. I casi sospetti saranno trasferiti allo Spallanzani per approfondimenti diagnostici e in caso di conferma dell’infezione sarà avviato un trattamento preventivo nei confronti di tutte le persone entrate in contatto con il malato.

Il protocollo, per il quale il Comune ha stanziato 130 mila euro, inizialmente sarà sviluppato solo nei campi nomadi, successivamente sarà esteso anche ad altri gruppi di migranti.

A Roma circa il 60% delle persone che si ammalano di tbc è di origine straniera. Ad essere maggiormente colpiti sono i romeni e i cittadini del Corno d’Africa, mentre la zona nella quale si registra il maggior numero di casi è quella che ricade nell’ambito della ASL Roma B e che  comprende i quartieri Tiburtino, Centocelle, Tor Bella Monaca e Cinecittà. E’ qui infatti che è concentrato il 50% dei campi rom della città.

Purtroppo prima di rivolgersi alle strutture sanitarie gli stranieri aspettano in media 72 giorni dall’inizio dei sintomi, contro i 21 giorni di media degli italiani e questo non facilità la terapia né la prevenzione del contagio.

Il documento firmato ieri è un primo passo per che erroneamente viene considerata superata. Un’azione di prevenzione per aiutare le popolazioni migranti ma anche i cittadini romani.

 
 

[30-07-2009]

 
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