di Svevo Moltrasio
Il triste impiegato Eric passa le giornate litigando con i figli e rimpiangendo i tempi andati. Proprio quando è sull’orlo del precipizio, l’apparizione del suo omonimo mito calcistico – Cantona – lo aiuterà, a suon di proverbi, a risollevarsi..
Il nuovo film di Ken Loach è passato in concorso a Cannes dove ha ottenuto consensi ma non premi: scritto dal fedele Paul Laverty, segue di due anni il teso e convincente IN QUESTO MONDO LIBERO…Tra le particolarità dell’operazione impossibile non citare la presenza dell’esuberante Cantona che, sebbene non sia alla prima apparizione cinematografica, interpreta se stesso.
Proprio l’ex calciatore francese è il perno che stravolge gli equilibri del film e del cinema tradizionale di Loach: la presenza in scena del vero Cantona che interpreta un se stesso frutto – probabilmente – dell’immaginazione del protagonista della storia, infila la pellicola in un curioso ibrido tra commedia, dramma sociale e amarcord. Ci sono tanti temi narrativi nel film, tutti legati alla depressione dell’impiegato Eric - afflitto da un lavoro deprimente e con più famiglie sulle spalle, tutte piene di problemi – e Loach riesce a tenerli vivi fino in fondo. Certo qualche conclusione è affrettata, ma la chiave ironica del punto di vista arricchisce anche espedienti risaputi, e se per una volta trionfa il lieto fine, a Loach si puo’ concedere.
Cantona è perfetto nel ruolo, e funzionano altrettanto bene i simpatici amici del protagonista, cosi’ come la componente nostalgica legata alla famiglia e in particolare alla prima moglie. Molte le sequenze ben congegnate - i balli al ritmo del rock&roll, le crude litigate con i figli, l’esilarante azione punitiva finale – che puntualizzano i diversi registri della pellicola.

[23-07-2009]
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