Giornale di informazione di Roma - Lunedi 18 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cronaca Roma
 
» Prima Pagina » Cronaca Roma
 
 

Le mani dell'Ndrangheta su Roma

sequestrato il Cafè di Paris

 “La dolce vita romana” in mano all’ndrangheta, lo storico locale Cafè de Paris di via Veneto è stato sequestrato dai carabinieri del Ros e dalla guarda di finanza in un’operazione congiunta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.

 Lo storico locale romano faceva parte, secondo gli inquirenti, dei beni della cosca calabrese degli Alvaro, era stato svenduto nel 2005 per 250 mila euro e al momento del sequestro era intestato a Damiano Villari, formalmente un barbiere di un paesino della provincia calabrese ma a cui in realtà erano intestate decine di attività e società gestite dall’ndrangheta.

 Il Cafè de Paris infatti è solo uno dei beni sequestrati alla cosca gestita dal boss Vincenzo Alvaro, in tutto i Ros e ello Scico e del Gico della Guardia di finanza hanno sequestrato abitazioni, attività commerciali, 12 società e automobili di lusso per oltre 200 milioni di euro. E’ un duro colpo all’organizzazione mafiosa calabrese che reinvestiva gli introiti delle attività illecite nella capitale.

Insieme al Cafè de Paris, è stato sequestrato anche un altro noto ristorante: il "George's Restaurant" in via Marche, ancora nella zona di via Veneto.

L'ELENCO COMPLETO DEI BENI SEQUESTRATI

I carabinieri dei Ros sono riusciti a ricostruire, grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche, le attività gestite a Roma dall’ndrangheta. La cosca degli Alvaro reinvestiva in noti locali romani anche per stringere relazioni politiche e conoscenze “importanti”, a Roma aveva teso una fitta rete di rapporti e relazioni a partire proprio dal Cafè de Paris.

Cafè de Paris, tanti guai negli anni

I guai per il Café de Paris erano già cominciati nel 2006 e in particolare per il titolare, il calabrese Damiano Villari, sotto processo per violenza sessuale aggravata e ora finito nel mirino dei giudici antimafia. L'11 gennaio prossimo è attesa la sentenza da parte dei giudici della nona sezione penale del Tribunale di Roma.

 Secondo l'accusa per cui è sotto processo, Damiano Villari nel giugno del 2006 aggredì la cassiera del locale, una donna originaria della Calabria e madre di due figli, tentando di violentarla. Se lei "fosse stata con lui", avrebbe detto alla  donna il proprietario del Café, le avrebbe concesso giorni di permesso supplementari. Dopo un lungo processo ora il dibattimento è alla fase finale e quello dell'11 gennaio potrebbe essere l'ultimo rinvio.

Ma soprattutto il Café de Paris, il "caffé della dolce vita", fu teatro anche di un attentato. La notte del 16settembre 1985, infatti, due bombe a mano lanciate tra i tavolini del bar pieni di turisti stranieri causarono il ferimento di 38 persone. Per l'attentato, rivendicato dall'Organizzazione rivoluzionaria dei musulmani socialisti, fu condannato nel 1988 il palestinese Ahmad Hassen Abu Alì Sereya.

Eppure quella odierna non è stata l'unica vicenda giudiziaria che ha interessato il Café de Paris. Nel 1982 i due amministratori dell'epoca furono denunciati per frode in commercio: il bar includeva nel menù specialità di pesce, senza indicare che si trattava di pesce surgelato. Dieci anni dopo, nel 1992, sotto una gestione diversa dall'attuale, il Café de Paris fu chiuso per motivi igienici. Un'ispezione della Usl Rm1 verificò infatti carenze igienico sanitarie nella conservazione degli alimenti e sporcizia nei bagni e nelle cucine.

 
TAG: mafia
 

[22-07-2009]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE
 
 
 
 
 
 
 
 
  • I video della notizia
 
 
  CORRELATE