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Cala il sipario sul G8 de L'Aquila

Il punto sul summit dei ''grandi'' del pianeta

di Filippo Pazienza

Si è conclusa la tre giorni aquilana del vertice che ha visto protagonisti i "grandi" del pianeta. I lavori hanno affrontato le tematiche più "calde" del momento, dalla crisi economica mondiale allo sviluppo dei paesi poveri, passando per clima e politica internazionale. Non ci sono stati scontri (e in casi come questo è già una notizia) e tutto si è svolto per il meglio anche da un punto di vista organizzativo. Vediamo allora di effettuare un rapido riassunto su quelli che sono stati i maggiori accordi raggiunti.

In vista del prossimo appuntamento canadese, una delle cartoline che il G8 2009 si lascia alle spalle è la sensazione di un summit che abbia sempre maggiore bisogno di allargarsi per trovare una sua ragione d'essere. Maggiore coinvolgimento che non a caso è stato testimoniato dalla presenza del G5 (Cina, Brasile, India, Messico e Sud Africa) e dal ricorso al Mef (Major Economies Forum, composto da G8+G5+Egitto, Indonesia, Australia e Corea del Sud) per le decisioni più importanti in ottica globale, non solo economica.

Prima di tutto la crisi mondiale, quindi. Vero e proprio ago della bilancia del summit, la complessa situazione dei mercati con le conseguenti difficoltà di ordine sociale ha ovviamente ottenuto il primo posto nell'agenda dei lavori. In questo ambito, il G14 ha approvato la dichiarazione sull'Agenda globale fatta propria già dal G8, che contiene i paragrafi economici, sul rilancio dei negoziati di Doha e sull'impegno comune verso i paesi più poveri. Tra i primi fondamentali figurano il superamento del segreto bancario, nuove governance societarie, il rispetto degli standard per la difesa dell'ambiente, del lavoro, la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, la lotta alla criminalita' finanziaria e al riciclaggio di denaro sporco, la definizione di tetti agli stipendi per i top manager delle banche e dell'industria che siano "sostenibili" e collegati a obiettivi di lungo termine degli stakeholder, la definizione di una governance delle grandi imprese condivisa e basata su regole certe e trasparenti.

Anche relativamente al clima, l'incontro ha fruttato un'intesa legata alla necessità di non aumentare il riscaldamento globale di più di 2 gradi rispetto alla media dell'epoca preindustriale, ma non il taglio delle emissioni dei gas serra nella misura dell'80% di quelli attuali per i Paesi più industrializzati e del 50% per gli altri Paesi entro il 2050. L'accordo ha trovato un unico ostacolo nel rifiuto della Cina che ha sì riconosciuto la bontà della decisione ma ha anche sottolineato la necessità di distinguere, rispetto ai paesi del G8, i bisogni delle realtà in via di sviluppo. Cina che invece, assieme ad Australia, Brasile, India, Indonesia, Messico e Sudafrica, ha appoggiato la decisione di "aumentare considerevolmente e a coordinare investimenti pubblici nella ricerca e nello sviluppo delle tecnologie pulite, con l'idea di raddoppiare questo tipo di investimento entro il 2015".

Lo sviluppo mondiale passa necessariamente verso il sostegno ai paesi più bisognosi. In questo senso, I "Grandi della Terra", uniti ai Pesi africani, si sono impegnati a mobilitare venti miliardi di dollari in tre anni per combattere la fame, procedendo poi ad un accordo sul bene primario, l'acqua. Il summit ha sottoscritto un testo con cui gli Otto e i Paesi africani "si impegnano a istituire una partnership più forte tra l'Africa e i Paesi del G8 per accrescere e l'accesso all'acqua e ai servizi sanitari di base a partire dai principi di responsabilità e trasparenza reciproche".

Infine la politica internazionale. Due gli elementi basilari: Iran e conflitto israelo-palestinese. Nel primo caso l'accento è stato posto sullo sviluppo dell'armamento nucleare a disposizione di Ahmadinejad e ovviamente sulla condanna della situazione creatasi in seguito alle elezioni presidenziali. Posizioni, quelle sulla questione iraniana, che a prima vista sono apparse un po' troppo morbide, con l'eccezione di Francia e Gran Bretagna. Gli Stati Uniti, dal canto loro, restano fedeli all'apertura espressa negli ultimi tempi dal presidente Obama. Per il Medio Oriente, invece, i paesi del G8 "rinnovano il loro pieno sostegno alla soluzione di due Stati per il conflitto israelo-palestinese".

[13-07-2009]

 
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