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Tornei di calcetto alla polisportiva De Rossi

un evento al servizio dei disabili

La Polisportiva De Rossi ha organizzato dei tornei di calcetto con la partecipazione della federazione della disabilità intellettiva; nata nel 1971, nel 1984 ha fondato la squadra dello Special Team dando vita a numerose manifestazioni sportive dove vi partecipano ogni anno ragazzi disabili, nati purtroppo con dei lievi ritardi mentali.

In questa giornata di sport e di festa hanno partecipato in qualità di invitati Susi Fantino, presidente del nono municipio, Pasquale Barone, president del Comitato internazionale paraolimpico della Regione Lazio e Marco Borzacchini, quest'ultimo presidente della federazione della disabilità intellettiva, che abbiamo avuto l'onore di incontrare:

M.CH."Dott. Borzacchini, da quanti anni è a capo della federazione della disabilità intellettiva"?

M. B: "Io mi occupo di sport per disabili da trent'anni, sono entrato a conoscere questo mondo sportivo nel 1979 e ho avuto la fortuna di vivere l'evoluzione di questa realtà, prima sono stato presidente regionale delle marche per la disabilità intellettiva per quindici anni, nel 2003 il comitato italiano paraolimpico nascente ha deciso di creare un dipartimento apposito e sono stato presidente di questo stesso dipartimento fino a che non è diventato una federazione in quanto lo stesso comitato paraolimpico sta assumendo i connotati di un vero e proprio CONI dei disabili; questa federazione è molto grande in quanto comprende quattrocentoquarantasette società e cinquemilaottocentosettantasette atleti, teniamo presente che la federazione olimpica tiene mille atleti e cento società, tanto per far capire la differenza nelle proporzioni; è un movimento enorme che ha ancora ampie possibilità di sviluppo in quanto i disabili intellettivi sul territorio nazionale sono oltre un milione, i quasi seimila atleti possono sembrare tanti ma nei confronti di tutta la potenziale utenza che noi abbiamo, sono ancora pochi".

M. CH: "Qual'è lo scopo della federazione"?

M.B: "Lo scopo della federazione è di dare la possibilità ai nostri ragazzi di fare attività sportiva perchè i nostri ragazzi fanno sport e lo possono fare ad altissimi livelli, questo è il nostro scopo principale ed è anche quello di fare avvicinare ancora molti altri ragazzi allo sport, un'attività sicuramente importante che fa bene a loro sul piano della salute, sul piano della socializzazione e cosa ancora più importante, li diverte la cui cosa non è poco".

M. CH: "La federazione sta cercando di fare un buon uso dello sport per aiutare le vittime del terremoto in Abruzzo"?

M.B: "Per quanto ci riguarda, noi come federazione abbiamo deciso di dare un contributo economico alle società sportive della provincia dell'Aquila per offrire a loro la possibilità di partecipare ai nostri campionati italiani in più abbiamo in mente di aiutare una famiglia che ha un ragazzo disabile, contiamo nei prossimi anni di portare alcuni campionati italiani in Abbruzzo in modo tale da potenziare sul fronte sportivo e a livello nazionale quella regione.

M. CH: "Dott. Borzacchini, mi preme chiederle quali sono i progetti futuri della federazione"?

M. B: "Innanzitutto istituire per la pallacanestro e il calcio A5 il campionato nazionale, prima su base territoriale e poi con una fase finale e possibilmente abbinarlo ad un partner, il nostro cruccio è fare sport di squadra poi un altro nostro obiettivo è la partecipazione degli atleti disabili intellettivi alle paraolimpiadi di Londra".

M. CH: "Avete avuto contatti con le maggiori federazioni sportive nazionali"?

M. B: "Proprio oggi è stato fatto con la federazione spot-equestre un protocollo d'intesa ovvero la possibilità di gareggiare anche in ambito della federazione sport equestre, questo significa raggiungere con alcuni anni d'anticipo la cosidetta inclusione ovvero i ragazzi con disablità intellettiva non solo possono gareggiare fra di loro ma anche in un ambiente normalizzato, questo è un primo passo, pian piano bisogna fare il giro di tutte le federazioni poi è chiaro che ci sono federazioni che sono più recettive sotto certi profili e altre di meno; la federazione gioco calcio al giorno d'oggi è ancora un'utopia però a quello puntiamo, le squadre di calcio professionistiche o dilettantistiche potrebbero avere una propria sezione come c'è l'ha la polisportiva De Rossi, riservata ai ragazzi con disabilità intellettiva e ciò permetterebbe di utilizzare tutte le giornate di campionato tra la De Rossi e i ragazzi normali e anche con i ragazzi disabili, questo sarebbe l'ideale però ci vuole ancora tempo perchè il processo è culturale e il calcio deve essere pronto per far arrivare anche questi ragazzi".

M. CH: "Tanto tempo fa in televisione in occasione di tanti messaggi promozionali per il sociale, si combatteva ad esempio il luogo comune che un diabetico non poteva fare sport; oggi si può veramente dire che è stato sconfitto il preguidizio nei riguardi di chi purtroppo è nato meno fotunato degli altri"?

M. B: "In via generale il pregiudizio è ancora psicologico, anche perchè da molte parti la disabilità fa ancora paura però già nelle grandi manifestazioni internazionali tipo la maratona di New York ci partecipano cardiopatici, diabetici, quindi preclusioni di base non ce ne sono, tutto è legato ad un fatto culturale; la disabilità non è una malattia ma uno status particolare però quando si vede un disabile giocare a pallone, lo vedi che gioca come gli altri. Essere disabile intellettivo non significa essere pazzo, la società deve arrivare a questa maturazione, ad ogni modo ci sono società molto evolute dove queste differenze non ci sono, prendiamo ad esempio la federazione internazionale del tennis diretta fra l'altro da un italiano, quando prende i più forti giocatori di tennis, prende anche quelli in carrozina e c'è un torneo internazionale anche per disabili. Sarebbe giusto che in futuro la De Rossi giochi un campionato di promozione e faccia giocare nello stesso campionato sia la squadra juniores e sia quella dei disabili".

M. CH: "Avete fatto sentire la vostra voce in un colloquio con le istituzioni, avete interpellato il Governo e il ministro dello sport per far si che ci sia una sensibilizzazione nazionale di fronte al delicato tema della disabilità"?

M. B: "La pietra miliare al riguardo è rappresentata dalla legge del 2003 che ha assegnato una funzione sociale al comitato italiano paraolimpico, affidandogli il compito di occuparsi di tutte le attività sportive svolte da persone disabili; ribadisco che già questo è un primo riconoscimento ufficiale da parte dello stato poi c'è il CONI in quanto noi siamo una federazione del CONI, sul fatto della sensibilità a certe problematiche, ciò è rimesso alla coscienza di ognuno di noi, è difficile codificare la sensibilità che si ha verso queste problematiche a livello nazionale, ci vuole del tempo e intanto stiamo facendo delle manifestazioni tipo la word cup che si è svolta a novembre per arrivare un giorno a questo; il punto della questione è anche il fatto che chi conosce bene la realtà dei disabili, conosce tutti i suoi menadri e aspetti vari, molte volte invece capita che chi lo conosce lo vive con la stessa indifferenza che si può provare quando si vede qualcuno morire per strada, prima lo guardi e poi volti le spalle e righi dritto".

M. CH: "Però possiamo dire che da trent'anni a questa parte sono stati fatti passi da gigante nella campagna di sensibilizzazione"?

M. B: "Assolutamente si!!! Ripeto che già la legge del 2003 è stata la pietra miliare per eccellenza al riguardo perchè in fondo lo stato ha riconosciuto l'importanza dell'attività motoria fatta dai disabili, dico questo tralasciando completamente il discorso sui finanziamenti fatti al comitato internazionale paraolimpico".

Marco Chinicò

[30-05-2009]

 
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