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Attemps on her life

debutto al teatro India

di Gianpaolo Marcucci

La sera del 20 maggio ha debuttato al teatro India lo spettacolo “Attemps on her life, 17 soggetti per il teatro”, per la regia di Fabrizio Arcuri. Il testo non è di certo nuovo, e anzi l’originale di  Martin Crimp, uno dei più brillanti drammaturghi inglesi degli anni ’80, ma la resa è senza dubbio attuale ed intrigante. Per la durata di tre ore e mezza, 17 micro-drammi, 17 azioni sceniche distinte ma connesse, 17 installazioni,  segnate minuziosamente dallo scandire dei numeri, portano lo spettatore a seguire l’intreccio di una trama che non c’è, attraverso personaggi apparentemente inesistenti. Apparentemente dunque, perché personaggi in realtà ne esistono, sono funzioni, voci, artifizi narrativi che servono all’autore per portare in scena non uno, ma ben due drammi paralleli. Il primo è sotto gli occhi di tutti, su di un palco allestito a mo’ di concerto rock, si succedono attori ed attrici, che, con notevole consapevolezza scenica, forniscono un ironico ma ideologico intrattenimento per lo spettatore confuso. Si parla di amore e di consumismo, di guerra e di decadenza contemporanea. Poi, viene il bello. La seconda faccia dello spettacolo, la più stupefacente, è la storia di Anna, e dei suoi tentativi di essere Anna.

Anna è la trama, il fulcro che tiene in equilibrio instabile i 17 corti teatrali che si inseguono sul palco. Anna, è la descrizione di una nascita. Non è mai in scena, anche se talvolta può sembrarlo, ma non se ne è certi. Anna nasce, vive, tenta il suicidio, compie atti eroici e si lascia andare a libidini e passioni, solo ed esclusivamente nelle menti degli spettatori. Diventano così due, esattamente come gli spettacoli, i palcoscenici che chi è seduto in poltrona si trova ad osservare: il teatro dove si svolge la scena formale, ed il proprio pensiero, dove i tasselli, gli indizi e le descrizioni fornite dai vari “non-personaggi” del testo danno vita alla costruzione di un’identità. Costruzione, non ricostruzione, perché Anna potrebbe non essere mai esistita. Gli ingredienti fondamentali cambiano di continuo, e mano mano che si va avanti, in una tempesta di idee manifeste, Anna viene strutturata destrutturata e ristrutturata senza pietà. Proprio come si fa con un personaggio di un romanzo in costruzione, o di una sceneggiatura. Anna viene fatta muovere dalle voci che sono sul palco, e si muove nelle proiezioni dei singoli. L’attore diviene sceneggiatore; mentre recita un dramma, ne scrive un altro. E’ lui che ci suggerisce le diapositive. E per questo non importa se Anna (o Anya, o Anouska, o cos’altro?) è disegnata come una ragazza depressa, una rifugiata politica, una terrorista internazionale, una marca d'automobile o una pornostar, Essa (e non si pensi che questo possa risultare una debolezza) è esclusivamente un prodotto narrativo, senza spazio e senza tempo, se non l’universale spazio e l’eterno tempo delle fantasiose speculazioni della mente umana.

Dal 20 al 24 maggio al Teatro india

“Attemps on her life”

17 soggetti per il teatro

di Martin Crimp

traduzione Margherita D'Amico

regia Fabrizio Arcuri

consulenza drammaturgica Luca Scarlini

[22-05-2009]

 
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