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Pagliacci

Da martedì l'opera di Ruggero Leoncavallo al Teatro dell’Opera, regia di Zeffirelli

 Di Giuseppe Duca
 
Per Franco Zeffirelli “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo è uno dei suoi cavalli di battaglia. Lo ha allestito a Firenze, ad Atene, a Mosca, a New York (in quest'ultima città nel 1967 per il suo debutto al Metropolitan) e a Roma, dove lo realizzò 17 anni fa tra vivaci polemiche per aver ambientato la vicenda sotto un viadotto del nostro tempo. Ora Zeffirelli, fedele a questo titolo che portato sempre fortuna, ripropone da martedì prossimo al Teatro dell'Opera. Nessun abbinamento con “Cavalleria Rusticana”, come di solito si fa, ma totalmente autonomo. Con la direzione musicale di Gianluigi Gelmetti e l'interpretazione del tenore Stuart Neill, Mirtò Papatanasiu, Susanna Branchini, Juan Pons, Danilo Formaggio.

 "La considero rivoluzionaria per molti motivi - ha detto Zeffirelli -. Si tratta di un dramma attuale, scolpito nel tempo, perciò nella precedente edizione romana l'ambientai sotto i piloni di una tangenziale che accoglieva poveri diseredati. Pure questa volta mi prendo delle libertà ma per principio sono contro le attualizzazioni”. L'intento di Leoncavallo fu quello di scrivere un'opera contemporanea, moderna, e tale essa è restata. Il libretto racconta di una compagnia di attori girovaghi che vengono a trovarsi in un fatto di sangue. “Ho immaginato un brulicare di gente in bicicletta, malviventi, prostitute, marinai e carabinieri di ronda – ha continuato il regista toscano -. Siamo nel pieno del verismo puro, dove l'autore ci spiega che è il momento di cimentarsi con il 'vero'. E' un'opera che trovo così vicina, l'approccio ogni volta è estremamente semplice e maturale ma la sua musicalità è di una intensità espressiva eccezionale".

 “Pagliacci” è un dramma in due atti con un prologo. La sua prima volta risale al 1892 al Dal Verme di Milano, fin dall'inizio venne ambientato in una periferia di una degradata città del nostro Meridione. La sua storia parla di gelosia mescolando la finzione clownesca e realtà, in un alternarsi di accenti patetici, grotteschi, e sentimentali nella rappresentazione di una compagnia di attori, giocolieri, e saltimbanchi, arrivati a bordo di un camper.

[16-05-2009]

 
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