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Campi nomadi: allarme tubercolosi

145 casi di Tbc nei primi tre mesi del 2009

Se la febbre messicana ha mobilitato le istituzioni per far si’ che l’influenza rimanesse circoscritta lo stesso non si può dire per la tubercolosi che si diffonde soprattutto dai campi nomadi.

A lanciare l’allarme su quello che viene definito un vero e proprio problema sociale nella nostra città è il presidente della commissione salute del comune di Roma Fernando Aiuti. per l’immunologo non c’e’ tempo da perdere bisogna intervenire subito.

"C'è un emergenza tubercolosi, questa riguarda prevalentemente la Asl Rm B che ospita la maggior parte degli immigrati, anche clandestini tra cui nomadi. Molti di questi casi di tubercolosi sono nei campi nomadi, il problema è che già da 8 mesi avevo previsto questo aumento e avevo auspicato un intervento della Regione delle Asl, del Comune stesso che rappresento e anche della Prefettura per fare un intervento preventivo in questi campi nomadi".

Nel primo trimestre 2009 risultano ben 145 casi di tbc, sono esattamente il triplo rispetto al primi tre mesi del 2008.
Le condizioni igieniche nella maggior parte dei campi nomadi sono al limite e questo favorisce la diffusione della malattia, la tbc polmonare infatti si trasmette anche con un solo colpo di tosse.

In realtà un piano di prevenzione c'è ed è già pronto da sei mesi ma per colpa della solita "lentezza burocratica" ancora non è stato avviato.

"Io credo che sia veramente urgente, faccio un appello sia all'assessore delle Politiche sociali Sveva Belviso che al vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino affinché firmino questo protocollo d'intesa e possa partire questo piano che permetterà di rilevare in tempo i casi di tubercolosi, altrimenti i nomadi o i bambini figli dei nomadi che girano per la città possono contagiare anche altri".

 
 

[08-05-2009]

 
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