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E' morto il cardiochirurgo Carlo Marcelletti

è deceduto al San Carlo di Nancy

E' morto ieri a Roma il noto cardiochirurgo Carlo Marcelletti; il medico ha accusato un malore improvviso in mattinata ed è stato subito portato all'ospedale romano dove è spirato intorno alle ore tredici per sopraggiunti problemi cardiaci.

Marcelletti, classe 1944 e marchigiano di nascita, si è laureato in medicina e chirurgia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e subito iniziò la specializzazione in cardiochirurgia, sostenendo degli studi approfonditi anche in Inghilterra, Stati Uniti e Olanda fino all'inizio degli anni ottanta.

Tornato a Roma nel 1982, il suo primo trapianto lo fece nel febbraio del 1986 quando trapiantò un cuore nuovo al piccolo romano Ivan Di Fratta, subito dopo quel grande evento divenne lo specialista assoluto in cardiochirurgia del noto ospedale pediatrico romano Bambino Gesù ma dopo un pò di tempo lasciò la capitale anche perchè entrò in forte contrasto con il comitato etico dell'ospedale che nel 1989 vietò l'intervento chirurgico per salvare la vita di due gemellini originari di Santo Domingo i quali morirono poco tempo dopo.

Così Marcelletti si ritrasferì all'estero, interrompendo la sua attività di cardiochirurgia per continuare i suoi studi sulle malformazioni cardiache.

Partecipò insieme al cardiochirurgo americano della Dupont Foundation di Philandelfia al delicato intervento per la separazione delle famose gemelle siamesi di origine peruviana Marta e Milagros, fatto che commosse e nello stesso tempo addolorò il mondo intero quando purtroppo l'intervento stesso non riuscì e le piccole siamesi morirono; subito dopo ci furono molte polemiche sul fronte etico in quanto non era concepito il fatto che bisognava salvare una gemella, sacrificando la vita dell'altra.

Dopo la parentesi estera tornò in Italia a Palermo con la qualifica di primario del reparto di cardiochirurgia dell'ospedale civile siciliano, ultimi anni la sua carriera è stata segnata da alcune vicende giudiziarie che l'hanno coinvolto e distrutto moralmente, condannato agli arresti domiciliari fu alla fine costretto a lasciare l'ospedale del capoluogo siciliano.

Marco Chinicò

[07-05-2009]

 
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