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G20 e Nato, la settimana delle grandi manovre

Dalla crisi economica all'Afghanistan, tanti i temi toccati

di Filippo Pazienza

Nel consueto clima di tensione che accompagna purtroppo questi eventi, la settimana scorsa ha visto i "grandi" del mondo riunirsi in due diverse occasioni per discutere delle tematiche più importanti all'ordine del giorno. Il primo appuntamento, il 2 aprile scorso, ha avuto come cornice Londra, sede del G20 che non poteva non focalizzare la propria attenzione sulla grave crisi economica mondiale. Il comunicato ufficiale che ha sancito la fine dei lavori sintetizza a grandi linee l'impegno dei venti paesi più industrializzati: "Nel complesso, le azioni che abbiamo intrapreso costituiranno il più grande stimolo fiscale e monetario e il programma di supporto del sistema finanziario di più vasta portata dei tempi recenti - si legge nel comunicato finale del vertice. - Abbiamo fissato un ulteriore aumento di mille miliardi di dollari per le risorse all'economia mondiale, attraverso le nostre istituzioni finanziarie e il commercio internazionale. Stiamo sostenendo una espansione fiscale concertata e senza precedenti che salverà o creerà milioni di posti di lavoro che sarebbero altrimenti stati distrutti, e che ammonterà, entro la fine dell'anno prossimo, a 5 mila miliardi di dollari; aumenterà la produzione del 4 per cento e accelererà la transizione a un'economia verde".

In attesa di conoscere se la strada intrapresa risulterà quella giusta, un minimo di ottimismo arriva dalle parole dei vari leader che per una volta hanno dimostrato intenti più che mai comuni. Per Barack Obama era un po' il debutto sulla scena mondiale, e il commento del presidente americano apre all'ottimismo: "Il vertice è stato molto produttivo. Per il presidente americano. "Sono state decise misure coordinate senza precedenti - ha proseguito il leader americano - ed è stata respinta ogni ipotesi di ritorno a forme protezionistiche che avrebbero solo l'effetto di aggravare la crisi". Pensa positivo anche il padrone di casa, il premier inglese Gordon Brown: "I problemi globali richiedono soluzioni globali - aveva dichiarato il premier britannico- Abbiamo raggiunto il consenso per fare tutto ciò che è necessario per ristabilire la crescita economica e l'occupazione e prevenire un'altra crisi come quella attuale". Favorevoli alle misure adottate anche il presidente francese Nicolas Sarkozy, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi.

I leader del G20 hanno trovato anche l'intesa per mettere a disposizione del Fondo Monetario Internazionale altri 500 miliardi di dollari. L'Fmi, che così vede triplicarsi i suoi fondi, potrà contare inoltre su altri 250 miliardi in Diritti Speciali di Prelievo. Non solo: saranno utilizzati altri 250 miliardi. I paesi poveri riceveranno 50 miliardi di dollari di aiuti. Brown ha quindi preannunciato un sistema di "nuove regole" sui bonus e salari a livello globale: i numeri uno delle istituzioni finanziarie, ha spiegato Brown, saranno nominati sulla base del "merito". Queste le parole del leader inglese:  "Ripuliremo le banche per rilanciare credito per le famiglie e le imprese - ha proseguito Brown - Ci siamo accordati per un approccio unico e globale per gli asset tossici. Sosterremo anche il commercio internazionale". Ferma anche l'intenzione di combattere i cosiddetti "paradisi fiscali".

Dall'Inghilterra alla Francia. Dal G20 al summit Nato. Ovviamente, sulle sponde del Reno, il discorso si è spostato da un aspetto prettamente economico ad una disamina più politica, senza perdere d'occhio la presenza dell'Alleanza Atlantica nei punti più "caldi" del globo. Nella due giorni (4 e 5 aprile) di Strasburgo, la notizia più importante riguarda la scelta del futuro segretario generale. A succedere, a partire dal 1 agosto prossimo, all'olandese Jaap de Hoop Scheffer sarà infatti il premier danese Anders Fogh Rasmussen. La scelta ha messo d'accordo un po' tutti, anche se qualche bastone tra le ruote ha cercato di metterlo la Turchia. Proprio la situazione turca è uno dei temi più discussi del momento.

Barack Obama, tra coloro che si sono maggiormente mossi per superare il veto di Ankara, sta lavorando da tempo per facilitare l'ingresso della Turchia nella Ue. Proprio in quest'ottica può essere interpretato il lavoro di diplomazia svolto, assieme al premier Silvio Berlusconi, per eliminare qualsiasi dubbio sulla scelta di Rasmussen. Se gli Usa spingono per una soluzione che consenta alla Turchia di entrare al più presto nell'Unione Europea, più scettica appare invece la posizione di alcuni paesi, in primis la Francia. Obama considera la presenza turca un importante biglietto da visita verso il Medioriente, mentre in Europa c'è chi teme un allargamento troppo forzato verso una realtà piuttosto delicata anche da un punto di vista religioso, una sorta di "Cavallo di Troia islamista".

Dopo la nomina di Rasmussen, i paesi della Nato si sono impegnati a inviare fino a 5.000 militari in più in Afghanistan. Lo ha riferito la Casa Bianca attraverso le parole del portavoce Robert Gibbs il quale ha lasciato chiaramente intendere la soddisfazione di Barack Obama che aveva infatti richiesto, nelle ultime settimane, un appoggio maggiore da parte degli alleati. Secondo Gibbs, la Gran Bretagna invierà 900 soldati, Spagna e Germania 600 ciascuna, mentre altri rinforzi verranno da Italia e Francia. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha indicato che l’Italia offre 524 uomini in più per le elezioni di agosto e per l’addestramento della polizia afghana.

[10-04-2009]

 
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