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Commercio a Roma

nei primi tre mesi dell'anno chiudono 340 negozi

Mentre in Italia la crisi già colpiva il commercio, a Roma e nel Lazio il settore sembrava resistere. Ed invece, nei primi tre mesi del 2009, solo nella Capitale, hanno chiuso ben 340 negozi, quasi 4 al giorno. Affitti troppo alti, accesso al credito negato, clienti in calo e le botteghe a conduzione familiare, con una storia alle spalle spesso decennale, cessano per sempre l’attività. Le previsioni sono ancora più fosche; per Valter Giammaria, segretario di Confesercenti Roma, sono a rischio chiusura oltre 4mila esercizi.

Tra i settori più in crisi, c’è quello delle carni. A Roma scompaiono le macellerie condividendo il destino con i negozi di casalinghi. Non mancano le attività, al momento, immuni dalla crisi e, a sorpresa, non vendono beni primari, ma bellezza e divertimento. Aumenta, infatti, il numero di negozi di parrucchiere, dei centri estetici, delle enoteche e dei locali rivolti ai giovanissimi.

E mentre gli artigiani storici di Via del Coronari lasciano spazio alle chincaglierie cinesi e abbassano la saracinesca per l’ultima volta molte profumerie, in difficoltà non sono solo i negozi storici del centro, ma anche le nuove attività ospitate nei grandi Centri commerciali. “Ne sono stati aperti troppi – spiega l’assessore comunale al commercio Davide Bordoni – Siamo favorevoli alla loro presenza – dice – ma solo dove ci sia reale necessità”.

A scongiurare il calo dei consumi servono a poco le aperture domenicali che in periferia sono solo un costo in più, ma il Campidoglio, per contrastare la crisi, ha anche stanziato 8 milioni di Euro per un fondo di garanzia per l’accesso al credito e altri tre e mezzo per le nuove attività che nascono in periferia. Il comune punta poi sui mercati rionali e ha fatto un bando per 500 nuovi posti, a cui hanno riposto in 1500.

[08-04-2009]

 
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