Giornale di informazione di Roma - Venerdi 15 dicembre 2017
 
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Tango romano
 
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Taranta di Capodanno

Il mio amico Carlos mi ha dato buca per la serata di fine anno, così non sono andata a ballare il Tango.  Ma se tutto ha un senso, avrà certamente la sua importanza il mio esordio nella Taranta. Tarantella?  

Cinecittà, serata sotto le stelle. Neanche qui i ballerini italici si lasciano andare: zompettano oltremisura o accennano timidamente qualche passo,  come per dire: “io non sto ballando!” Tra la folla, prevalentemente femminile (gli uomini si sa che se ballano sono femminucie), spunta il turbante di un uomo alto. Il tipo, dal costume e dal portamento fiero, si direbbe un Tuareg. Un nugoletto di ragazze cinquantenni in cerca d’emozioni lo circonda come fosse una rockstar.

Io ho sempre amato la notte perché il buio sottrae crudezza alla cose, lasciando alla fantasia il compito di reinventarle.  Un profilo, un sorriso, uno sguardo d’amore. Ma se il coro della festa è stonato per desuetudine alla Taranta (o follia), allora sembra di essere a mezzogiorno. Ah Cornelia!
Sono le quattro e il mio amico tarantolato, al quale devo la serata, mi riaccompagna a casa.

Passando per via Degli Angeli vedo delle milonguere costeggiare a piedi la strada coi loro sacchetti delle scarpe. Auguro loro un buon 2007, e che il buio delle serate romane le costringa  a vedere più con la fantasia che con gli occhi.

Cornelia

 
 

[02-01-2007]

 
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