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Dalla storia al mito

“Il Ratto delle Sabine” nel corso dei secoli attraverso 120 opere

Di Giuseppe Duca

 Raccontato, studiato, spettacolarizzato “Il Ratto delle Sabine” diventa il fulcro della mostra "I Sabini popolo d'Italia, dalla storia al mito" ospitata al Vittoriano fino al 26 aprile. Oltre 120 opere esposte tra reperti archeologici, antiche carte geografiche, codici, manoscritti, miniature disegni, oli su tela e sculture che indagano per la prima volta il celeberrimo episodio del ratto delle Sabine nell'arte dall'epoca dei Romani, attraverso il Medioevo, il Rinascimento, il Barocco, il Neoclassicismo fino alle testimonianze dell'arte contemporanea. Molti dei reperti esposti sono solitamente conservati nei piccoli musei della Sabina.

 

Questa esposizione, quindi, consente di portarli ad un pubblico più vasto. Inoltre, per la prima volta sono esposti un trono in terracotta e un lituo, strumento utilizzato dai re-sacerdoti sabini per fare le previsioni basandosi sul volo degli uccelli, entrambi recentemente ritrovati nella necropoli di Saletta all'Amatrice, in provincia di Rieti.  

 Introdotta da un accurato filmato di Michele Placido, la mostra è articolata in quattro sezioni distinte tra loro, tanto da essere ognuna una mostra indipendente. Si parte dalla narrazione del popolo dei Sabini e l'incontro con i Romani e il ruolo nella fondazione della città di Roma. La seconda sezione è dedicata all'archeologia sabina, con reperti rinvenuti nei principali siti archeologici della provincia di Rieti. La successiva sezione è invece caratterizzata dalla pittura incentrata sul celebre episodio del rapimento delle Sabine.

 Infatti, l'arte di tutti i tempi ha scelto di rappresentare questo episodio. Tra le opere esposte quelle di Sodoma, Giambologna, Poussin, Luca Giordano, Tiepolo fino agli artisti più recenti come Arturo Martini, Primo Conti e Franco Gentilini. La quarta e ultima sezione tiene conto della rappresentazione del mito del Ratto nel teatro, nella letteratura e nel cinema.

 

 

 

 

 La leggenda del rapimento ha ispirato numerosi drammi musicali rappresentati nel corso del XVII e XVIII secolo, dall'adattamento di Giacomo Francesco Bussani al celebre “Romolo ed Ersilia” di Metastasio. Non solo. Il Ratto delle Sabine si è prestato anche a innumerevoli riletture in dialetto romanesco, da Trilussa a Mario dell'Arco. Anche il cinema non ha mancato di trarne ispirazione, e non solo quello di casa nostra. Alle riprese esplicite, come nel caso di Mario Bonnard, con protagonista Totò, e di Ricard Pottier, si aggiungono il pluripremiato musical “Sette spose per sette fratelli” di Stanley Donen e il drammatico “Sotto il segno dello scorpione” dei fratelli Taviani.

[03-04-2009]

 
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