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Riapertura del caso Pasolini

la tesi dell'omicidio premeditato

Sarà il pm Diana de Martino a decidere sull’accoglimento dell’istanza di riapertura del caso della morte di Pierpaolo Pasolini.  

I promotori della richiesta depositata il 27 marzo scorso presso la procura di Roma, l’avvocato Stefano Maccioni, coordinatore di giustizia, e la criminologa Simona Ruffini sostengono la necessità di nuovi accertamenti sui reperti custoditi presso il museo criminologico di Roma. 

Sulla stessa posizione sarebbe anche il comandante del Ris dei Carabinieri, il colonnello Luciano Garofano. Una richiesta che trae spunto anche dall’inchiesta del pm di pavia, vincenzo calia, che ha indagato sull’omicidio di enrico mattei. 

La tesi sarebbe quella, già sostenuta tra l’altro nel libro “profondo nero” di Giuseppe Lo Bianco e Sanra Rizza, di un collegamento tra gli omicidi di Pasolini, di Mauro de Mauro e dell’ex presidente dell'Eni. 

Tesi secondo la quale Pasolini sarebbe venuto a conoscenza dei mandanti dell'omicidio Mattei, come emergerebbe dalle pagine del manoscritto “petrolio” e del libro “questo è cefis” di Giorgio Steimaz.

Un fantasma che riappare ancora una volta, quello del grande scrittore romano, morto all’idroscalo di Ostia la notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 per mano di Pino Pelosi. 

Si parlò di un rapporto omosessuale negato, ma proprio di recente l’uomo, che ha già scontato una pena definitiva per l’omicidio, ha cambiato nuovamente versione, dichiarando di non essere stato lui ad uccidere Pasolini, ed affermando che il regista era stato “massacrato da un gruppo di picchiatori, forse per motivi politici”.

[01-04-2009]

 
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