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Cronache di reparto
 
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Capodanno in Reparto

E anche un altro anno se ne va. Il primo pensiero è per i miei figli, che vedo crescere giorno dopo giorno. Quel pomeriggio in cui vennero al mondo pioveva e io, giovane medico, assistevo il ginecologo in sala parto. Completamente stordito, non riuscivo ancora a credere che altri pochi minuti e sarei diventato papà di due gemelli. Sembra ieri. E invece l’anno che verrà li vedrò fare la prima elementare. Se ogni giorno cerco di essere un uomo migliore, è grazie a loro.

Il secondo pensiero è per Rita, mia moglie e mio sostegno. Sarei un medico mediocre se non imparassi da lei ogni giorno che cosa significa amare.

E poi penso a me, a quando decisi appena ventenne di fare il medico. Ero ancora un bambino, sbarbatello e un pò incosciente, ma mio padre e mia madre da quei saggi e lungimiranti che erano mi dissero: “Vai”. Ora che sono diventato un uomo mi rendo conto che non avrei potuto fare una scelta più giusta. Grazie a questo mestiere continuo ad imparare ogni giorno. Nonostante la sofferenza, il dolore, il male con cui sono quotidianamente a contatto continuo a sperare anch’io.

Quest’anno Capodanno lo faccio in ospedale. Turno di notte. Ho preferito così: Natale a casa e i bilanci di un anno qui in reparto, che d’altra parte è la mia seconda casa.

Ma il caffè è finito e la pausa pure. Torno di là dai miei pazienti, sicuramente tra quei vecchietti senza tetto ricoverati in osservazione breve, ci sarà qualcuno che ha voglia di raccontarmi la sua Seconda Guerra Mondiale.
 
 

[31-12-2006]

 
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